Veneto

Incidente di Rialto, il giallo del cordino che teneva il cambio rivelato da un audio whatsapp

Un’indagine tecnica e giudiziaria è in corso a Venezia per chiarire le cause dell’incidente nautico avvenuto domenica scorsa in Canal Grande, nei pressi del Ponte di Rialto, quando un lancione della società di trasporto lagunare Alilaguna ha perso il controllo, urtato e rovesciato due gondole, provocato il ferimento di nove persone e terminato la propria corsa contro il pontile del Fontego dei Tedeschi dopo aver colpito le strutture lungo il percorso.

Al centro degli accertamenti disposti dalla Procura di Venezia vi è la presenza di due cordini individuati sul sistema di comando del mezzo, elementi che potrebbero drasticamente dare un altro aspetto all’incidente, chiarendo sia stato provocato da un guasto improvviso o da un problema tecnico preesistente di cui si era a conoscenza. Le verifiche sono ancora in fase preliminare e, allo stato attuale, nessuna conclusione definitiva è stata formalizzata.

L’imbarcazione, posta sotto sequestro dopo l’incidente, è stata sottoposta a un primo sopralluogo tecnico mercoledì da parte dei consulenti nominati dall’autorità giudiziaria, l’ingegnere navale Nicolò Reggio e il contrammiraglio Lucio Borniotto. Durante l’ispezione fotografica a bordo del mezzo, i tecnici avrebbero documentato la presenza di due cordini spezzati e ancora pendenti dal joystick di comando. La funzione di questi elementi non è stata ancora chiarita, ma la loro individuazione ha aperto una nuova pista investigativa.

Secondo quanto emerge dalle prime verifiche, tali cordini potrebbero essere stati messi in pratica per un possibile sistema di contenimento di un malfunzionamento del comando di marcia. In particolare, gli inquirenti stanno valutando se la leva del cosiddetto “morse”, il sistema che controlla accelerazione e inversione di marcia, possa aver presentato anomalie già prima dell’incidente e se i cordini fossero stati utilizzati per mantenerne la posizione. Si tratta tuttavia di ipotesi che necessitano di riscontri tecnici e documentali.

L’elemento che ha attirato definitivamente l’attenzione della magistratura è un messaggio audio diffuso nelle ore successive all’incidente attraverso applicazioni di messaggistica e successivamente acquisito agli atti dell’indagine. La registrazione, attribuita a un autore al momento non identificato, descriverebbe presunte segnalazioni di malfunzionamenti al sistema di comando dell’imbarcazione nei giorni precedenti al sinistro. La procura sta effettuando accertamenti per risalire all’identità dell’autore e verificare la veridicità delle informazioni contenute nel file audio, considerato potenzialmente determinante.

L’ipotesi investigativa al vaglio degli inquirenti riguarda la possibilità che il sistema di comando del mezzo avesse manifestato problemi tecnici precedenti e che eventuali soluzioni provvisorie possano aver inciso sulla manovrabilità. In particolare, si sta verificando se i cordini fotografati durante il sopralluogo potessero servire a mantenere la leva in posizione di marcia avanti o comunque a stabilizzarne il funzionamento evitando o ritardando il fermo del mezzo per riparazione. Non è escluso, se la teoria venisse confermata, che tali elementi possano aver avuto un ruolo decisivo nella perdita di controllo, ma ogni valutazione resta subordinata alle perizie tecniche in corso.

L’incidente si è verificato nella tarda mattinata di una domenica di Carnevale, in un’area particolarmente affollata. Il lancione “Impresa”, impegnato sulla linea che collega l’aeroporto Marco Polo con il centro storico, si era appena staccato dal pontile diretto verso la fermata successiva quando il pilota avrebbe perso il controllo dell’imbarcazione. Secondo la ricostruzione preliminare, il mezzo avrebbe inizialmente urtato una gondola con cinque turisti a bordo, che sono finiti in acqua, per poi colpire un mototopo e una seconda gondola, coinvolgendo altri occupanti. La corsa incontrollata si è conclusa con l’impatto contro il pontiletto del Fontego dei Tedeschi in prossimità del Ponte di Rialto.

Le nove persone rimaste ferite hanno riportato conseguenze giudicate lievi, mentre i danni materiali alle imbarcazioni e alle strutture sono stati rilevanti. Il comandante del mezzo, con lunga esperienza di servizio, sarebbe rimasto anch’egli coinvolto e medicato. Nelle prime dichiarazioni rese agli investigatori, avrebbe riferito di un improvviso guasto al sistema di trasmissione dei comandi che avrebbe reso l’imbarcazione ingovernabile. Anche questa versione è oggetto di approfondimento tecnico.

Gli investigatori stanno inoltre analizzando la cosiddetta “scatola nera” dell’imbarcazione, che dovrebbe contenere dati utili a ricostruire i comandi impartiti e la sequenza degli eventi. Parallelamente, sono stati acquisiti numerosi video girati da turisti e sistemi di videosorveglianza presenti lungo il percorso, al fine di esaminare il comportamento del mezzo prima e durante la perdita di controllo. Le immagini potrebbero offrire elementi utili per comprendere se vi siano stati segnali premonitori di difficoltà nella navigazione.

L’inchiesta è stata aperta per l’ipotesi di naufragio colposo a carico di ignoti. Con il proseguire delle verifiche tecniche e documentali, non si esclude che possano essere iscritti i primi nominativi nel registro degli indagati. Un eventuale coinvolgimento riguarderebbe, secondo le ipotesi investigative, la catena decisionale relativa alla manutenzione e alla messa in servizio dell’imbarcazione. L’iscrizione nel registro, qualora avvenisse, avrebbe carattere tecnico e consentirebbe agli interessati di nominare propri consulenti per partecipare agli accertamenti irripetibili.

Tra gli aspetti al vaglio vi è la cronologia degli interventi di manutenzione effettuati sul mezzo, entrato in servizio circa un anno fa. Gli inquirenti intendono verificare se siano state presentate segnalazioni di anomalie, se l’imbarcazione sia stata eventualmente inviata in cantiere per controlli e quali decisioni siano state assunte in merito al suo impiego nelle ore precedenti l’incidente. Le verifiche riguardano anche la documentazione interna e i sistemi di tracciamento Gps, che potrebbero chiarire i movimenti del mezzo nei giorni precedenti.

Dal canto suo, il presidente di Alilaguna, Fabio Sacco, ha fatto sapere che l’azienda intende collaborare pienamente con l’autorità giudiziaria e attendere l’esito degli accertamenti, sottolineando la disponibilità a fornire ogni informazione utile. L’azienda ha inoltre evidenziato come il mezzo risultasse in servizio regolare nei giorni precedenti, elemento che sarà oggetto di verifica nell’ambito dell’indagine.

L’orizzonte investigativo resta dunque ampio. Oltre alla dinamica dell’incidente e alle condizioni tecniche del lancione, si stanno esaminando eventuali analogie con episodi simili verificatisi in passato in laguna, legati a guasti ai sistemi di comando delle imbarcazioni. In particolare, l’attenzione è rivolta alla guaina dell’invertitore, componente soggetta a usura per via dei continui cambi di marcia tipici della navigazione nel traffico lagunare.

Nei prossimi giorni proseguiranno le perizie tecniche approfondite sul mezzo sequestrato, con l’obiettivo di stabilire se il guasto sia stato improvviso o riconducibile a una problematica già nota. Solo al termine di tali verifiche sarà possibile delineare con maggiore precisione le responsabilità e le eventuali carenze nella manutenzione o nella gestione operativa dell’imbarcazione. Fino ad allora, l’ipotesi dei cordini individuati sul sistema di comando resta uno degli elementi da chiarire all’interno di un quadro “misterioso” ancora in evoluzione.


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