Liguria

Inchiesta sui fondi ad Hamas, cosa cambia dopo le decisioni della Cassazione?


Genova. Lo scossone al nono piano di palazzo di Giustizia c’è stato, ma la sua portata è ancora tutta da valutare. Per questo a poco più di ventiquattrore dalla decisione della Cassazione di annullare con rinvio “per nuovo giudizio” al tribunale di Genova l’arresto di Mohammad Hannoun e degli altri indagati in carcere dal 27 dicembre perché accusati di essere finanziatori di Hamas, l’unico commento del procuratore Nicola Piacente è: “Rispettiamo le decisioni della Cassazione e attendiamo le motivazioni”.

Anche i pm Marco Zocco e Luca Monteverde, titolari della maxi inchiesta sul terrorismo durata oltre due anni e deflagrata il 27 dicembre, e a cui la Suprema Corte ha anche dichiarato inammissibili i ricorsi contro i due indagati scarcerati, non commentano e aspettano di capire quali e quanti tra gli elementi raccolti dall’accusa vengono o meno messi in dubbio dalla Cassazione. E soprattutto se e quale impatto avranno sul prosieguo dell’indagine, che vede tuttora in carcere il 64enne presidente dei Palestinesi d’Italia e altre tre persone.

L’unica certezza: inutilizzabili le ‘batterfield evidence’

L’unico elemento certo al momento è l’esclusione, probabilmente definitiva, dei documenti inviati spontaneamente dallo Stato di Israele alla polizia italiana, documenti raccolti sul campo di battaglia dall’Idf a Gaza e ‘commentati’ con una nota di 88 pagine da un anonimo funzionario dello Shin Bet, il servizio di intelligence interno antiterrorismo di Israele.

Ma quei documenti (dove di fatto si fanno ricondurre ad Hamas le charities destinatarie degli aiuti inviati dall’Abspp) di fatto erano già stati esclusi dal tribunale del Riesame di Genova che li aveva dichiarati “inutilizzabili” perché provenienti da fonte anonima e raccolti senza verbali di sequestro né garanzie procedurali di alcun tipo. Sul punto l’unica novità è l’inammissibilità del ricorso dei pm che hanno provato a insisterle per poterli utilizzare.

In cosa consiste l’accusa di terrorismo nei confronti di Hannoun

La questione è tuttavia un’altra: su Mohammad Hannoun, Ra’ed Dawoud, Yaser Elasaly e Ryad Albunstanji il Riesame genovese aveva ritenuto la sussistenza comunque di gravi indizi di colpevolezza sulla base di intercettazioni e “fonti aperte” che confermerebbero l’adesione ideologica ad Hamas degli indagati e il fatto che le associazioni fondate da Hannoun inviavano effettivamente aiuti umanitari alla popolazione civile, compresi gli orfani dei martiri, attraverso associazioni umanitarie di Gaza e della Cisgiordania che sarebbero collegate ad Hamas. Secondo l’accusa questo configura il reato di terrorismo, inteso come partecipazione attraverso il finanziamento, anche se il finanziamento non è finalizzato all’acquisto di armi ma di beni primari destinati dalla popolazione civile.

Tesi da sempre contestata dalle difese (Nicola Canestrini, Fausto Gianelli, Elisa Marino, Gilberto Pagani, Pier Poli, Marina Prosperi, Nabil Ryah, Dario Rossi, Flavio Rossi Albertini, Giuseppe Sambataro, Fabio Sommovigo, Emanuele Tambuscio, Gianluca Vitale e Samuele Zucchini) che anche nei ricorsi in Cassazione hanno richiamato le due precedenti archiviazioni (una della Procura di Genova nel 2010 e una della Procura di Roma nel 2018) di inchieste quasi identiche sempre contro Hannoun. Mercoledì mattina a Roma i difensori degli indagati hanno trovato i cinque giudici della quinta sezione penale molto preparati sul fascicolo tanto che hanno interrotto più volte gli avvocati per chiedere precisazioni anche su singole intercettazioni.

Difensori fiduciosi: “Il 270bis non sta in piedi”

E se la Procura si astiene ufficialmente dal fare ipotesi ma ufficiosamente confida che si tratti solo di una richiesta al riesame di “motivare meglio”, i difensori sono fiduciosi: “Quel che è certo è che i giudici della Cassazione hanno ritenuto che il reato di 270bis sotto forma di partecipazione con finanziamento di attività terroristiche non sta in piedi con gli argomenti che hanno utilizzato l’accusa e il tribunale del Riesame per motivarlo” dice l’avvocato Fabio Sommovigo. Per il legale la messa in discussione del 270bis per gli indagati “sarebbe il risultato migliore possibile”. Altri elementi portati dai difensori che potrebbero aver indotto la Cassazione a chiedere al Riesame di riprendere in mano le carte riguardano “l’esclusione della consulenza tecnica della storica Paola Caridi sulla struttura e l’organizzazione di Hamas” e l’utilizzo invece da parte del Riesame delle cosiddette “fonti aperte”. Per Sommovigo “in ogni caso anche questi due potenziali elementi per l’annullamento metterebbero comunque in discussione l’impianto accusatorio e imporrebbero un ripensamento sempre alla luce della sussistenza del 270bis che al momento non è stato ritenuto quantomeno sufficientemente dimostrato”.

Che cosa succedere ora

Saranno le motivazioni dei provvedimenti (entro 30 giorni) che potranno o meno confermare la previsione dei legali. Da quel momento il riesame avrà 10 giorni di tempo per fissare una nuova udienza e rispondere alle indicazioni della Corte.

Se non sarà in grado di motivare come richiesto dalla Corte non potrà che sconfessare il precedente provvedimento e scarcerare Hannoun e gli altri indagati.  In caso contrario potrà motivare diversamente ma ribadire che sussistono i gravi indizi di colpevolezza che giustificano il carcere. A quel punto, quasi certamente, ci sarà un altro passaggio davanti ai giudici romani per una seconda valutazione

 




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