Inchiesta polizia locale, i giudici dicono no al ricorso del vigile
Genova. Il tribunale del Riesame ha respinto il ricorso dell’unico agente che si è rivolto ai giudici chiedendo la nullità del sequestro e la restituzione dei telefoni, nell’ambito dell’inchiesta sulla polizia locale della procura di Genova.
Si tratta del funzionario più anziano del gruppo di 15 agenti del reparto sicurezza urbana indagati a vario titolo per lesioni aggravate, falso e peculato: un commissario di 65 anni indagato per aver posto la sua firma – in qualità di funzionario – su una comunicazione di notizia di reato relativa a una perquisizione risultata falsa in base a quanto ricostruito dai poliziotti della squadra mobile coordinati dal pm Sabrina Monteverde.
Perquisizione illegittima: mancava l’ufficiale di polizia giudiziaria
In base all’inchiesta infatti tre degli agenti indagati, nel corso dello sgombero di un appartamento di Arte in via Sbarbaro nel quartiere di Begato, avevano trovato un minore straniero che era stato poi denunciato e affidato a una comunità per minori, Ma i tre si erano convinti di poter trovare della droga in quell’abitazione e per questo hanno deciso di perquisirla.
Per farlo tuttavia era indispensabile la presenza di un ufficiale di polizia giudiziaria. Per questo secondo l’accusa nel verbale di perquisizione le firme sono quattro e non tre: oltre agli agenti presenti effettivamente allo sgombero a firmare è anche una vice commissaria che tuttavia, in base all’analisi delle celle telefoniche e del traffico non poteva all’ora indicata essere presente alla perquisizione.
La pm: “Non combaciano i tempi tra perquisizione e verbale”
Non solo. Qualcos’altro nel verbale non combacia secondo l’accusa: è stato firmato alle 10.45 in piazza Ortiz dando conto di una perquisizione che sarebbe durata dalle 9.30 alle 10.30 ma – come ricostruiscono anche i giudici del riesame – “la tempistica – osserva la pm – appare eccessivamente contenuta, dal momento che le più diffuse applicazioni di navigazione satellitare attribuiscono un tempo superiore alla mezz’ora per percorrere il tratto di strada di circa 14 km”, vale a dire dal quartiere della Valpolcevera al centro città.
Ma è soprattutto la presenza della commissaria nel luogo della perquisizione, l’unica che avrebbe potuto eseguirla in quando era l’unica ufficiale di pg, ad essere esclusa dagli accertamenti.
La perquisizione in questione, fra l’altro, aveva dato esito negativo: nell’appartamento non c’era nessuna traccia di sostanza stupefacente. I quattro agenti sono indagati per falso e così il loro superiore che va ‘vistato la cnr”. Per il tribunale del riesame vi sono “persuasivi elementi di fatto quantomeno indiziari, sulla cui base ritenere sussistente il fumus del reato ipotizzato”.
I dubbi su altri episodi: “Abbiamo fatto un bel po’ di reati”
Nel decreto di sequestro che ha reso l’inchiesta di pubblico dominio e ha portato al trasferimento dei 15 agenti a mansioni non operative, oltre agli episodi di lesioni (di recente su questo aspetto sono state sentite le presunte vittime in incidente probatorio che hanno confermato le accuse), ci sono altri episodi di perquisizioni illegittime, come quella a casa di un italiano anche lui sotto sgombero, a cui sarebbero stati rubati 1200. Perquisizione in questo caso, del tutto illegittima, tanto che non è mai stata verbalizzata. E d’altronde
nella chat ‘Quei bravi ragazzi’, uno dei poliziotti (il cui nome non figura tra i 15 indagati) scrive a proposito dell’abitudine di entrare negli appartamenti dei morosi senza la determina di un dirigente: “il problema è che con questo giochino abbiamo fatto un bel po’ di reati“.