Inchiesta Amt, indagata l’ex presidente Ilaria Gavuglio: i finanzieri nel suo studio, sequestrati pc e telefono

Genova. L’ex presidente ed ex direttrice generale di Amt, Ilaria Gavuglio è ufficialmente indagata per bancarotta fraudolenta e falso in bilancio nell’inchiesta aperta dalla Procura di Genova sul dissesto dell’azienda pubblica di trasporto metropolitano.
I militari della guardia di finanza hanno effettuato un blitz nel suo studio privato da commercialista in corte Lambruschini e su richiesta, l’ex dirigente ha consegnato telefono e smartphone e documentazione relativa ad Amt. I dispositivi sono stati sequestrati al solo fine di copiarne il contenuto e poi saranno restituiti.
E sempre alla ricerca di ulteriori carte, le fiamme gialle sono tornate oggi in via Montaldo, nel suo ex ufficio. Gavuglio è difesa dagli avvocati Raffaele Caruso e Andrea Ganzer, quest’ultimo esperto di diritto societario.
“Valuteremo nelle prossime ore se fare ricorso al tribunale del Riesame contro i sequestri” commenta Caruso che pur riconosce il “fair play e l’atteggiamento molto soft con cui è stata compiuta la perquisizione”.
Nei giorni scorsi avevano già ricevuto un avviso di garanzia – sotto forma di invito a presentarsi per un interrogatorio – quattro ex componenti del consiglio di amministrazione: Enzo Sivori, Sabina Alzona, Manuela Bruzzone e Giorgio Canepa. Gli interrogatori si terranno la prossima settimana. I quattro indagati dell’ex Cda sono assistiti dagli avvocati Massimo Boggio, Andrea Andrei ed Enrico Moscatelli. Gli indagati stanno infatti con i loro legali valutando se avvalersi, come è loro diritto in questa fase preliminare delle indagini, oppure se rispondere fin da ora alle domande del pm Maresca, che coordina l’inchiesta.
Il nodo giuridico su cui si stanno ponendo domande i legali riguarda la contestazione del reato di bancarotta fraudolenta che a loro avviso potrebbe essere contestato solo nel momento in cui vi sia una dichiarazione di fallimento dell’azienda (e non ora visto che Amt ha ottenuto la proroga delle misure protettive). La tesi della Procura è invece che il reato possa essere contestato già nel momento in cui un creditore come in questo caso, oltre alla stessa Procura, chiedono il fallimento dell’azienda.




