Lazio

inaugurato il Padiglione 15B di Roma Tre

Dove un tempo sorgevano le stalle del bestiame, oggi prendono forma i luoghi della conoscenza e della ricerca.

L’inaugurazione del Padiglione 15B dell’Ex Mattatoio, in largo Giovanni Battista Marzi, segna una nuova tappa nel processo di rigenerazione di uno dei complessi più iconici della Roma ottocentesca.

Un restauro articolato che coniuga il valore storico dell’architettura di Gioacchino Ersoch con le esigenze di una moderna università.

L’intervento ha interessato uno degli edifici storici del complesso, sottoposto a una profonda rifunzionalizzazione dal costo di circa 7,5 milioni di euro.

Gli spazi, che mantengono le strutture originarie, si estendono su una superficie utile di 1.560 metri quadrati e ospitano oggi nuovi studi per i docenti e due sale seminari attrezzate con tecnologie all’avanguardia.

L’obiettivo è rafforzare le attività di ricerca e la cosiddetta “terza missione” dell’università, favorendo il dialogo tra sapere accademico e territorio.

Il Padiglione 15B rientra in un progetto ben più ampio che coinvolge anche i padiglioni 14, 15C, 16, 24 e 25. Un piano di riqualificazione dal valore complessivo di oltre 55 milioni di euro, cofinanziato dal Ministero dell’Università e della Ricerca, con conclusione dei lavori prevista entro il 2027.

La progettazione è stata curata dagli uffici tecnici dell’Ateneo, con il contributo di architetti di primo piano come Francesco Cellini, Paolo Desideri e Luigi Franciosini.

Durante l’inaugurazione, il rettore di Roma Tre, Massimiliano Fiorucci, ha definito l’Ex Mattatoio un «laboratorio a cielo aperto», sottolineando l’impegno dell’università verso uno sviluppo sostenibile e una ricerca sempre più integrata nel tessuto urbano.

Sulla stessa linea il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, che ha richiamato il ruolo della Fondazione Mattatoio di Roma – Città delle Arti, costituita a fine 2025: «Quest’area sta diventando un polo culturale e un laboratorio sempre più interessante per il mondo della cultura e del lavoro».

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