Cultura

In un lampo il giorno: Bucoliche evasioni :: Le Recensioni di OndaRock

Contemplare l’alba, l’imbrunire, la campagna, il mare, la vastità di un orizzonte mentre tutt’intorno scorre infamemente e nel marasma artificiale generale. E’ più o meno questa la via di fuga bramata nelle undici partiture de “In un lampo il giorno”. Il polistrumentista salentino Max Nocco, per l’occasione con il nome d’arte LAMINA, disegna in musica quella che si potrebbe definire una scorciatoia elettronica dal trambusto quotidiano. Un sentiero in cui incontrare il fantasma sorridente di Klaus Wiese mentre si sposta silenzioso e spaesato in qualche club berlinese dei giorni nostri (“Moviola”) e i giochi di luce dei Future Sound Of London (“morniNg”), o Tomita che si specchia in un ruscello tra alberi e uccelli in festa (“Tatami”).

Nocco si affaccia alla progressive electronic in chiave meditativa dopo aver coadiuvato raccolte in cassa più o meno dritta come i due meravigliosi volumi “Dischi Spranti” rilasciati tra il 2023 e il 2025. Ma non solo. In “Guerra sonora” e “Buk” (in duo con Massimo Colazzo che narra di posti dove andare insieme e inferni in cui sopravvivere, ispirandosi ai versi di “Fuori posto” di Charles Bukowski) spuntano echi industrial, alla Autechre, per intendersi, prima che una sopita digressione bucolica in stile Colleen ripiani nuovamente tutto (“Corde a strappi”).

Dunque luce e ombra, per un tran tran di umori sparsi che cozzano all’unisono, restituendo un mosaico di sensazioni in apparenza slegate tra loro ma che ben rendono la vastità del Nocco-pensiero e di un tocco alle macchine tanto delicato (Delicatessen”) quanto articolato.
“Ero dalle parti di Castiglione d’Otranto (Lecce), piena campagna, in un’alba di qualche anno fa. Mi fermo, spengo il motore della macchina. Senza scendere, anche perché il freddo era pungente, faccio questo scatto con il cellulare. Ed è proprio in quel momento che nasce ‘In un lampo il giorno’. Da qualche parte, forse proprio vicino a te, LAMINA si sveglia e inizia a respirare. Giusto il tempo di un caffè, del brusio quotidiano, di una spolverata tra i migliori ricordi ingialliti. Quasi sempre poco prima della pioggia, durante il passaggio di una frequenza, nel lento soffio di qualcosa che sta per accadere. Chissà, forse proprio vicino a te”, racconta Max Nocco.

Chiude l’opera “Isola Spazio”, sorta di spoken-word in assetto avantgarde con le voci dei fratelli Judica Cordiglia che nel 1961 affermarono di essere riusciti ad ascoltare i presunti segnali provenienti dai primi satelliti, sia sovietici che statunitensi. E’ un coup de théâtre che eleva ulteriormente l’anima di un disco da ascoltare senza soste, tra una risacca e l’altra, o quando il brusio del vento avvolge la stanza.

17/03/2026




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