Umbria

In Umbria due Comuni su tre faticano ad accedere ai fondi UE: via a progetto per aiutarli


Due Comuni umbri su tre – in particolare quelli più piccoli – non hanno la forza di partecipare a progetti finanziati dall’Unione europea; il tutto a causa di carenza di personale qualificato, necessità di supporto costante e complessità dei programmi. È questo uno dei punti di partenza di «Comuni in Europa 2.0», il progetto ideato e finanziato da Anci Umbria e dal Consiglio regionale delle autonomie locali che, con il contributo dell’Assemblea legislativa dell’Umbria, prenderà il via nelle prossime settimane. Il progetto è stato presentato lunedì a Perugia nel corso di una conferenza stampa.

Rafforzamento L’iniziativa nasce con l’obiettivo di rafforzare in modo stabile la capacità dei Comuni umbri di muoversi nello scenario europeo, superando i limiti strutturali che oggi penalizzano soprattutto gli enti di dimensioni più ridotte. La prospettiva è quella di costruire un sistema territoriale più coeso, capace di leggere le opportunità dell’Unione europea e di trasformarle in progetti concreti, preparando fin da ora la Regione alla programmazione 2028-2034 attraverso un coordinamento continuo e un supporto tecnico duraturo.

Tre pilastri Il progetto ha una durata triennale e poggia su tre pilastri pensati per incidere in modo diretto sul modo di progettare in Umbria. Il primo è l’Osservatorio permanente sulle politiche europee, concepito come un presidio attivo in grado di monitorare costantemente i bandi e orientare le scelte degli enti locali. Il secondo è l’Albo regionale degli esperti, che metterà in contatto i Comuni con professionisti qualificati, garantendo competenze adeguate e trasparenza. Il terzo è l’Hub di assistenza tecnica, il cuore operativo dell’intervento, chiamato ad accompagnare amministratori e uffici comunali in tutte le fasi, dall’idea progettuale fino alla rendicontazione.

Le fasi Sul piano operativo, la prima fase del progetto, prevista tra gennaio e aprile di quest’anno, sarà dedicata alla costruzione dell’assetto di governo. Verrà istituita una cabina di regia composta da Anci Umbria, dalle Province di Perugia e Terni, dall’Assemblea legislativa, dal Cal e da un esperto di politiche europee, con il compito di definire indirizzi strategici e modalità di funzionamento dell’Osservatorio. Accanto a questa struttura opererà un gruppo di lavoro tecnico-scientifico che coinvolgerà tecnici comunali, esperti e attori del territorio. Nel corso del triennio, il progetto si svilupperà attraverso una serie di azioni coordinate che vanno dal rafforzamento della governance e delle competenze, fino alla creazione di reti di collaborazione e percorsi di co-progettazione tra Comuni. L’obiettivo è arrivare, già nel biennio 2026-2027, alla costruzione di proposte condivise e, allo stesso tempo, proiettare l’Umbria verso il prossimo ciclo di programmazione europea.

Le ragioni A spiegare le ragioni alla base del progetto è stato il presidente di Anci Umbria, Federico Gori, che ha sottolineato come «molti Comuni umbri, soprattutto quelli di piccole dimensioni, non dispongono di risorse umane, competenze tecniche e strumenti operativi adeguati per accedere con continuità ai fondi europei e nazionali». Un limite che emerge anche dai dati raccolti da Anci Umbria, secondo cui solo il 36,7 per cento dei Comuni ha partecipato a progetti europei a gestione diretta, «soprattutto a causa della complessità dei programmi, della carenza di personale qualificato e della necessità di supporto tecnico costante».

Il precedente «Comuni in Europa 2.0» rappresenta l’evoluzione naturale di un percorso avviato negli anni scorsi. Il progetto precedente, concluso nel 2023, aveva coinvolto 169 tra amministratori, dirigenti e funzionari di 48 enti locali, mostrando come la continuità dell’assistenza e una governance condivisa siano elementi decisivi per rendere i Comuni più competitivi. Da quell’esperienza nasce ora un modello più strutturato, pensato non solo per intercettare le risorse della programmazione in corso, ma anche per guardare oltre.

Una legge ad hoc Il presidente del Consiglio delle autonomie locali dell’Umbria, Erigo Pecci, ha chiarito che l’ambizione è superare la frammentazione che oggi caratterizza il sistema locale. «Vogliamo agire – ha detto – come un sistema territoriale coeso, dove nessun Comune resti indietro», indicando come traguardo finale la definizione di una proposta di legge regionale che renda questa collaborazione una funzione stabile della Regione. «Solo così – ha sostenuto – potremo assicurane stabilità e continuità all’assistenza tecnica ai Comuni».

L’Assemblea Anche l’Assemblea legislativa ha un ruolo centrale nel progetto. La presidente Sarah Bistocchi, assente alla presentazione per motivi di salute, ha voluto comunque far arrivare il proprio messaggio, definendosi «molto orgogliosa di essere uno dei soggetti promotori del progetto». Per Bistocchi, l’iniziativa rappresenta uno strumento concreto per aiutare una regione fatta di Comuni piccoli e piccolissimi, dove «troppo spesso mancano anche le risorse umane per riuscire a sfruttare al meglio i fondi europei». Il segretario generale dell’Assemblea, Dante De Paolis, ha ricordato come la collaborazione tra le istituzioni regionali e locali «parte da lontano» e risponde a un’esigenza concreta. «I pilastri che lanciamo oggi rispondono a una precisa esigenza di efficienza: creare un “ufficio comune” per superare le carenze di personale dei piccoli enti e garantire standard di progettazione elevati». 

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