In Ucraina il 30% del Paese è pieno di mine anti uomo. I più esposti sono i bambini
Oggi ricorre la Giornata internazionale per la sensibilizzazione sulle mine, istituita dalle Nazioni Unite nel 2005, per la prevenzione dei rischi nei Paesi in cui continuano a minacciare la popolazione civile. “Dopo quattro anni di conflitto, si stima che l’Ucraina sia il Paese più minato al mondo”, dice al Giornale Piero Meda, responsabile Paese per l’organizzazione italiana WeWorld, che in un rapporto denuncia come lo Stato gialloblù sia diventato “il più contaminato da ordigni inesplosi, circa il 30% del territorio, una minaccia spesso invisibile che continua a colpire anche lontano dalla linea del fronte e incide soprattutto sulla vita dei più piccoli”.
Meda, lei vive a Kiev dove dal 2022 ha vissuto tutte le fasi dell’invasione. Perché ritenete urgente sensibilizzare una popolazione in cerca di normalità sul rischio mine?
“Perché c’è un tema nuovo e sottovalutato legato alle mine, sono più moderne rispetto a quelle del passato, per questo andiamo nelle scuole, parliamo con i bambini ed anche con gli insegnanti, in particolare nelle regioni di Mykolaiv e Kherson nell’ambito del progetto Smina finanziato dalla Cooperazione Italiana. Anche il ministero dell’Educazione ucraino ha creato dei tool affinché si continui a farlo”.
Quali sono le più pericolose?
“Sicuramente le mine pappagallo, che vengono lanciate dai russi con i droni, sono abbastanza piccole ma possono portare all’uccisione di un bambino all’istante, perché se vengono calpestate parte l’esplosivo, o al ferimento di un adulto. Sono oltre 1.300 i feriti da mine in Ucraina dal 2022, 135 proprio bambini. Il problema grande è che nella maggior parte dei casi sono attrattive, per i bimbi, hanno colori luccicanti, come il verde, per questo si chiamano mine pappagallo. Vogliono che le persone le raccolgano. Oggi più che mai siamo costretti a spiegare che non bisogna raccogliere nulla in un campo aperto, perché tutto potrebbe essere un rischio, e operando in un contesto dove circa 5 milioni di bambini hanno difficoltà di accesso all’istruzione andiamo anche nei rifugi o ci inseriamo nella didattica a distanza”.
Sul campo sono presenti anche ordigni legati a conflitti passati?
“Ci sono anche residuati bellici del passato, del conflitto iniziato nel 2014, ma dall’ultima invasione del 2022 c’è stato un aumento. Perché, dopo l’avanzata iniziale, i russi sono indietreggiati e hanno lasciato una quantità esorbitante di mine dietro di loro”.
Secondo Save the Children le difficoltà economiche e la solitudine di parte della popolazione sfollata sta spingendo tanti a tornare nelle regioni di Kharkiv, Donetsk, Kherson e Sumy. È così?
“Confermo, è un atto di resilienza, lo vediamo anche noi ogni giorno, vogliono tornare nelle case che hanno costruito con sacrifici di una vita, sono soprattutto anziani. Ma proprio in alcune di queste zone i russi con i droni lanciano mine pappagallo che rimangono sulla superficie del terreno, è un cambio strategico che ha il chiaro intento di tener fuori la popolazione da quelle zone o uccidere quella che torna. Spesso vengono raccolte dai passanti vicino al Donbass, a Mykolahiv e Kherson ma anche a Kharkiv”.
Più in generale, ci sono in Ucraina sempre più attacchi in pieno giorno, non più solo quasi esclusivamente di notte. Anche ieri. Perché?
“È un cambio strategico poco prima del Venerdì Santo. Zelensky aveva chiesto un cessate il fuoco per la Pasqua, tra l’altro ha riconosciuto quella cattolica, e questa è stata la risposta russa: nelle scorse ore un drone è caduto nel giardino di un asilo a Kiev, dove anche le scuole continuano ad essere target, bersagli. La parte energetica non è più un problema, perché il grande freddo non morde più, quindi si va a colpire la quotidianità”.
Qual è il sentimento verso
una Ue che tarda ad accordare il prestito di 90 miliardi a Kiev?
“La popolazione sente lontana tutta la questione del prestito e delle dinamiche diplomatiche di alto livello. Ma gli ucraini vogliono entrare in Ue”.
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