Marche

in tribunale i filmati sexy del tradimento

ASCOLI – Una relazione sentimentale, nata in palestra, si è trasformata in un caso giudiziario finito davanti ai giudici del Tribunale di Ascoli Piceno. Protagonisti della vicenda due ascolani che avevano intrecciato una storia extraconiugale, rimasta nascosta fino a quando una scoperta inattesa ha fatto emergere non solo il tradimento, ma anche presunte minacce legate alla diffusione di video intimi.

L’udienza

Ieri in aula, nell’udienza svoltasi a porte chiuse, hanno testimoniato la donna e il marito, confermando quanto già riferito agli investigatori al momento della denuncia.

L’imputato è un quarantanovenne di Ascoli, difeso dall’avvocato Gennaro Eufemia; la parte lesa è una quarantaquattrenne ascolana, rappresentata dall’avvocato Umberto Gramenzi.

La vicenda ha iniziato a incrinarsi quando la moglie dell’uomo, insospettita da alcuni comportamenti del marito, ha controllato il suo telefono cellulare trovando messaggi inequivocabili con la donna conosciuta in palestra. Invece di affrontare direttamente il coniuge, ha deciso di contattare la presunta rivale, rivelandole che l’uomo era sposato. Una scoperta che ha segnato la fine della relazione. Secondo l’accusa, dopo essere stato smascherato, il quarantanovenne avrebbe a sua volta contattato il marito della donna informandolo dell’esistenza dei video e proponendosi di mostrarglieli in un incontro.

Le minacce

Un comportamento che la donna ha ritenuto minaccioso e che l’ha spinta a rivolgersi alle autorità. Il pubblico ministero ha chiesto e ottenuto il rinvio a giudizio per tentata diffusione illecita di materiale pornografico, reato punito con la reclusione da uno a sei anni. Stando a quanto emerso dalle indagini, l’uomo avrebbe estrapolato file audio e video realizzati durante la relazione, prospettandone la divulgazione in modo indiretto ma ritenuto in maniera inequivocabile.

Le testimonianze

L’inchiesta è stata condotta dai carabinieri della stazione di Ascoli Piceno, che hanno acquisito testimonianze, messaggi e i file oggetto del procedimento, elementi considerati sufficienti per sostenere l’accusa in giudizio.




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