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In Thailandia è nei nuovi musei di Bangkok che si sperimenta l’avanguardia dell’arte

Guardando il penultimo episodio della terza serie di The White Lotus, ambientato a Bangkok, ricorre una domanda: dove si troverà quella villa affacciata sul fiume Chao Phraya, che con la sua bellezza quasi oscura il dramma dell’omicidio che vi si sta svolgendo? La buona notizia è che non si tratta di una residenza privata inaccessibile, ma di un sofisticato micro-hotel di cinque camere – Siri Sala (nella foto) – che offre colazione, pranzo e cena, un massaggio per ogni ospite e un’esperienza al giorno, dal corso di scrittura thai alla crociera sul fiume. I proprietari, Irma and Kirati Thepsoparn, avevano comprato una casa tradizionale a palafitta sul fiume, per salvarla dal degrado. Al suo posto hanno costruito una villa e trasformato quel che si poteva salvare della struttura originale in legno in una sala per i giochi e gli aperitivi nel giardino. L’atmosfera è contemporanea e inequivocabilmente thailandese. Irma e Kirati sono aggiornati su tutto quello che succede in città, e come altri imprenditori di Bangkok coltivano la passione per l’arte contemporanea, di cui la città sta diventando un avamposto in Oriente.

Le collezioni private

Nell’ultimo anno, per esempio, hanno aperto due straordinari musei privati di collezionisti thailandesi: lo scorso dicembre è stata la volta di Dib Bangkok, che appare come un monumento alla modernità in una zona di vecchie case e negozi. Regalare il primo museo di arte contemporanea alla sua città era il sogno del cantautore e uomo d’affari Petch Osathanugrah, che però è mancato nel 2023, lasciando il timone al figlio Purat. Si trova in un’ex fabbrica di acciaio, che due dei migliori studi di architettura thailandesi – WHY e A49 – hanno trasformato in un edificio minimalista, pur conservando la struttura originaria. All’interno si passeggia attraverso gli ultimi settant’anni di storia dell’arte, tra nomi intramontabili come Louise Bourgeois e Rebecca Horn e pionieri thailandesi come Montien Boonma. Le opere non sono mai troppe nelle sale luminose, per lasciare spazio e tempo all’osservazione e a qualche pezzo imperdibile come Incubate, installazione di Subodh Gupta con uova fatte di scatolette di latta, e Straight Up di James Turrell, prima opera dell’artista della luce in Thailandia. A dieci minuti dal museo c’è Dib26, un laboratorio di idee rivolte al futuro realizzato in un’altra fabbrica, stavolta rivisitata da Supermachine, il più importante studio di design della città.

A Bangkok dove si sperimenta l’avanguardia dell’arte

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Nel cuore di Chinatown

Guardare avanti è anche la filosofia della Kunsthalle, una galleria rivoluzionaria inaugurata un anno fa: a dirigerla è Stefano Rabolli Pansera, raffinato curatore bresciano che ha lasciato la celebre galleria Hauser & Wirth per un’avventura incognita a Bangkok. Lo aveva contattato Marisa Chearavanont, collezionista e filantropa thailandese, per chiedergli una consulenza sull’acquisto di una casa editrice andata in fiamme dove fare il suo museo. Folgorato da quello stabile dal passato letterario nel cuore di Chinatown, ha ideato un concept fuori da ogni schema, anche grazie a Mrs Chearavanont che gli ha dato carta bianca. Così è nata la Kunsthalle, uno spazio lasciato nel suo stato fatiscente ma con aree gigantesche, travi a vista, pareti senza intonaco. Solo gli artisti possono chiedere, o operare, qualche forma di ristrutturazione per allestire le loro mostre. Al suo interno ci sono anche un cinema, un laboratorio, sale per performance ed eventi e una terrazza, anch’essa lasciata com’era, dove di sera si proiettano film d’essai. L’incontro virtuoso tra Rabolli e Chearavanont ha generato anche la Khao Yai Art Forest, una sorta di installazione di land art 2.0 a tre ore da Bangkok. Davanti a progetti del genere, sostiene Rabolli, l’Europa sembra vivere nel passato remoto, poiché non offre spazi per così tanta sperimentazione. Mentre la Thailandia è affamata di idee, e soprattutto di un posto in prima fila nel presente.


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