in quattro anni il prezzo del cibo a Roma vola ai massimi
Entrare in un supermercato romano oggi significa fare i conti con una realtà profondamente diversa rispetto a quella di pochi anni fa.
Secondo i dati Istat dicembre 2025, l’indice dei prezzi al consumo per i prodotti alimentari ha raggiunto quota 136,7, segnando un divario drammatico rispetto al valore di 108,6 registrato a dicembre 2021.
In soli 48 mesi, il costo della vita “nel piatto” è aumentato di 28 punti percentuali.
2025: Un anno di picchi storici
Sebbene dicembre abbia mostrato una timida stabilità rispetto a novembre (fermandosi a 120,6 punti totali), l’anno che si è appena concluso verrà ricordato per il picco di ottobre 2025, quando l’indice ha toccato i 121,7 punti.
Si tratta di valori mai registrati prima nel comune di Roma, che certificano una crisi del potere d’acquisto che colpisce trasversalmente tutte le fasce sociali.
Alimentari vs Inflazione Generale
Il dato più allarmante riguarda la velocità con cui crescono i prezzi del cibo rispetto al resto dell’economia. A livello nazionale, il divario tra l’aumento dei beni alimentari e l’indice generale dei prezzi è di circa sette punti.
A Roma, questa forbice appare ancora più evidente se si analizzano i singoli beni:
Olio e Caffè: Rispetto a dieci anni fa (2015), l’olio è aumentato di oltre 63 punti e il caffè di 52. In termini pratici, i consumatori pagano oggi queste merci più del doppio rispetto a una decade fa.
Pane e Pasta: Anche i beni simbolo della dieta mediterranea hanno registrato rincari definiti “monstre”.
Casa ed Energia: rincari pesanti, ma meno degli alimentari
Anche vivere tra le mura domestiche è diventato più costoso, sebbene la curva sia stata meno ripida di quella dei supermercati. La voce “abitazione ed energia”, che a dicembre 2021 segnava 112,9, è salita a 134,2 alla fine del 2025.
Un aumento di 21,3 punti che, pur pesantissimo, resta inferiore ai 28 punti accumulati dal comparto alimentare e bevande analcoliche.
L’analisi
Il carrello della spesa non è solo più caro, è diventato il principale responsabile dell’erosione dei risparmi delle famiglie romane.
Se nel 2021 l’inflazione era percepita come un fenomeno transitorio legato alla ripresa post-pandemica, i dati del 2025 confermano un cambiamento strutturale dei prezzi al dettaglio, con le famiglie costrette a spendere molto di più per portare a casa le stesse quantità di pane, latte e generi di prima necessità.
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