In Perfect Stillness: La quiete dopo la tempesta :: Le Recensioni di OndaRock
Anche se nel corso degli ultimi due decenni, dal Regno Unito, sono sbucate fuori ottime realtà legate al black metal atmosferico (i mancuniani Winterfylleth) o di matrice pagan-folk (gli scozzesi Saor), probabilmente nessuno si sarebbe aspettato una proposta di alto livello proveniente da Belfast, Irlanda del Nord. L’eccezione che conferma la regola è rappresentata da questi Domhain, già autori nel 2023 di un mini-album intitolato “Nimue” (uscito sempre per These Hands Melt, label italiana molto attiva in ambito underground).
La peculiarità di “In Perfect Stillness” sta nel suo songwriting imprevedibile, come il cielo del Nord: nei sette minuti di “Talamh Lom” accade praticamente di tutto, perché il post-black metal evocativo che apre le danze (con tanto di clean vocals maschili e femminili sovrapposte) presto prende i connotati di un soave passaggio ethereal (il violoncello ritorna spesso tra le note dell’album), prima di una memorabile sfuriata in screaming supportata da un crescendo tipicamente blackgaze. Quando finisce il brano, l’unica cosa da fare è ricominciarlo dall’inizio per assimilarne ogni sfumatura con una maggiore intensità. Fin dentro le viscere.
“Footsteps II” accantona invece quasi del tutto i frangenti più ruvidi, per fare spazio a una lunga passeggiata tra le colline irlandesi. Un sentiero che avrebbero percorso Henry David Thoreau o gli alfieri Agalloch, se solo fossero nati dall’altra parte dell’Atlantico. Si tratta di una composizione in cui, ancora una volta, convivono molte anime musicali e dove all’improvviso la pace si spezza nel fango, nel ricordo dei Primordial più recenti.
A dispetto del titolo, la quiete perfetta non dimora affatto tra le note della title track, un altro tassello importante giocato sul perenne confronto tra la voce di Andy Ennis e quella di Anaïs Chareyre-Méjan (lei di origine francese). Qui la tempesta iniziale prende lentamente i connotati di un evento drammatico, imperioso e solenne. Il grigio si fonde con l’azzurro. Ci prepariamo per la catarsi conclusiva, “My Tomb Beneath The Tide”, pomposa (nei cori) nonché melodica, la gloriosa attesa di un epilogo inevitabile (“here I will lay on the shore of the ancient sea”).
Adesso, negli ambienti black metal più evoluti sentiremo parlare anche dei Domhain, perché “In Perfect Stillness” marchia con il fuoco questa prima parte della stagione.
23/02/2026




