«In Iran siamo alla fine del regime, in migliaia in strada a festeggiare. Ho sempre sperato nella democrazia»
MACERATA – Bahar Ghaempanah ha lasciato un buon lavoro e una bella casa e si è trasferita in Italia. Da 11 anni vive nel nostro capoluogo, gestisce il bar Totò assieme ai suoi fratelli. «Ho lasciato tutto per vivere lontano dai soprusi. La morte di Khamenei è un momento decisivo nella storia dell’Iran che il suo popolo potrebbe plasmare con maggiore libertà. Ho sentito i miei parenti ieri, poi internet è stato oscurato»
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Da sinistra: Bahar e Shadi Ghaempanah
di Francesca Marsili
«Ci meritiamo la libertà» dice Bahar Ghaempanah, 46enne iraniana che da 11 anni vive a Macerata dove gestisce il bar Totò assieme ai suoi fratelli. Dopo l’attacco congiunto di Stati Uniti e Israele e la notizia delle morte della Guida suprema Ali Khamenei spera in un futuro diverso per il suo Paese: «Siamo alla fine del regime, era tanto che aspettavamo questo momento».

Una immagine di festeggiamenti in Iran
Ieri mattina le forze Usa e israeliane hanno iniziato a colpire obiettivi strategici all’interno del Paese, con le forze armate iraniane che hanno replicato lanciando missili contro il territorio israeliano e basi Usa in Medio Oriente. «Sono riuscita a parlare con i miei parenti ieri sera – dice – poi internet è stato bloccato. Fortunatamente stanno bene, ci hanno raccontato che migliaia di persone a Teheran e in altre città iraniane, sono scese in strada a ballare e festeggiare, bruciando la bandiera della Repubblica islamica».
Bahar, che gli effetti del regime teocratico racconta di averli vissuti sulla sua pelle, dice di aver pianto ieri, ricordando gli anni in Iran. «Con quell’oscurantismo ci sono cresciuta. Sin da quando ero piccola ho sempre sperato che nel mio Paese arrivasse la democrazia – spiega mentre si allontana per un attimo dal bancone del bar -. Quando cresci in un ambiente dove non puoi neppure sperare di mettere il vestito che vuoi o parlare liberamente altrimenti ti uccidono puoi solo sperare che finisca presto». Aveva 34 anni Bahar Ghaempanah quando ha deciso di lasciare l’Iran assieme ai due fratelli Shadi e Hooman, con cui ora gestisce il bar davanti lo Sferisterio.
«In Iran iniziai a lavorare a diciotto anni e divenni direttrice di banca, ma se capitava di dire una frase non gradita arrivavano telefonate. Ho visto di tutto – dice – fondi per welfare e medicine dirottati dal regime in armamenti.
La polizia fermava i bambini e li interrogava per il vestiario, intimidiva le ragazze che passeggiavano con un coetaneo e faceva retate alle feste. Avevo una bella casa e un bel lavoro, ma ho lasciato tutto per vivere lontano da quei soprusi». La situazione in Iran è in una fase di estrema criticità e incertezza. Il Paese sta attraversando una crisi senza precedenti che combina un conflitto militare aperto, una crisi di successione ai vertici e una rivolta interna iniziata due mesi fa, che ha portato a feroci repressioni da parte del regime. «La morte di Ali Khamenei è un momento decisivo nella storia dell’Iran – conclude Bahar – Ciò che accadrà in seguito è incerto. Ma ora si apre una strada verso un Iran diverso, un Iran che il suo popolo potrebbe plasmare con maggiore libertà. Io la mia vita l’ho praticamente vissuta, spero in una democrazia soprattutto per le nuove generazioni».

Shadi, Hooman e Bahar Ghaempanah nel loro bar
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