In estate avrebbe fatto una strage
Una montagna di briciole di roccia calcarea riempiono e infangano il limpido mare salentino, che sfrangia da secoli la costa di Torre Sant’Andrea, una frazione di Melendugno. È ciò che resta dopo il crollo dell’arco degli innamorati, meta da anni di turisti e fotografi provenienti da ogni angolo del mondo in cerca dello scatto o del bacio perfetto. Il ponte naturale che collegava i due Faraglioni di Sant’Andrea si è sgretolato nella notte tra sabato 14 e domenica 15 febbraio, a causa di un mix di travagliate condizioni climatiche, caratterizzato da mareggiate, venti e piogge burrascose. Un colpo al cuore della Puglia inferto dalla natura, che sta accelerando il meccanismo di erosione delle coste, sempre più fragili, soprattutto a causa dei repentini cambiamenti climatici.
Il crollo dell’arco dell’amore, per caso o forse destino avvenuto in chiusura della giornata di San Valentino, è amarissimo da accettare, non solo per chi lì ci ha trascorso le sue estati, e solleva preoccupazioni sia per la sicurezza che per la conservazione dell’ambiente. A dichiararlo è Giovanni Caputo, presidente dell’ordine dei geologi della Puglia. «Il 53% delle coste pugliesi è a rischio erosione – spiega – e sul territorio sono state censite 839 frane con 63mila persone che risiedono in territori colpiti da frane. Se l’arco si fosse sgretolato d’estate sarebbe stata una tragedia per turisti e bagnanti». Eppure quel cedimento si sarebbe potuto evitare, o perlomeno rallentare con adeguate misure di monitoraggio della costa.




