in centinaia contro il cemento in via Teulada
Tra il cemento di Prati e il traffico che scorre lungo le arterie del quadrante nord della Capitale, c’è ancora un pezzo di verde che i residenti non intendono perdere. Sabato pomeriggio via Teulada si è trasformata in una grande piazza a cielo aperto, animata da famiglie, bambini, anziani e giovani del quartiere scesi in strada per difendere quello che ormai tutti chiamano semplicemente “il pratone”.
Un’area verde rimasta intatta tra i palazzi del rione, considerata dai cittadini uno degli ultimi spazi liberi del quartiere e oggi al centro di preoccupazioni legate a possibili interventi urbanistici. Da qui la mobilitazione organizzata dalle associazioni del territorio, che negli ultimi mesi stanno cercando di accendere l’attenzione pubblica sul futuro dell’area.
Per un’intera giornata il prato si è trasformato in un luogo di incontro e socialità. I più piccoli hanno partecipato a laboratori creativi e attività di pittura, mentre poco distante gruppi di ragazzi improvvisavano partite di calcio e tornei di biliardino. Intorno, seduti sull’erba o all’ombra degli alberi, residenti storici e nuovi abitanti del quartiere hanno discusso del destino dello spazio verde e della necessità di preservarlo.
Non è mancato nemmeno un percorso guidato verso la vicina riserva naturale di Monte Mario, pensato per rafforzare il legame tra il quartiere e il patrimonio ambientale della zona.
A promuovere l’iniziativa è stata l’associazione Insieme 17, che da mesi porta avanti una campagna per chiedere tutela e valorizzazione dell’area. «La partecipazione è andata oltre le aspettative», ha spiegato la presidente Luisa Sodano, sottolineando come il coinvolgimento dei cittadini continui a crescere iniziativa dopo iniziativa.
Il messaggio lanciato dal quartiere è chiaro: quel prato non viene percepito soltanto come uno spazio vuoto, ma come un presidio sociale e ambientale in una zona della città dove gli spazi pubblici aperti sono sempre più rari.
Dietro la mobilitazione c’è infatti anche una riflessione più ampia sul modello urbanistico della Capitale. In quartieri densamente edificati come Prati, spiegano i residenti, il verde rimasto rappresenta non solo un valore paesaggistico, ma un luogo di incontro, inclusione e qualità della vita.
Per questo motivo le associazioni chiedono che il “pratone” venga vissuto stabilmente attraverso attività pubbliche, iniziative culturali e momenti di aggregazione.
Un modo per sottrarre l’area all’abbandono e, allo stesso tempo, rafforzare il legame della comunità con uno degli ultimi polmoni verdi del quartiere.
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