Calabria

In Calabria la crisi energetica arresta la crescita: imprese e famiglie, il prezzo è alto

La Calabria col fiato sospeso. La guerra in Medio Oriente ha reso ancora più incerte le proiezioni sugli effetti dei rincari dei prodotti energetici. La crisi è un aculeo conficcato nei conti delle imprese e nei gesti quotidiani delle famiglie. Lo scenario che si compone non ha i tratti dell’emergenza, ma quelli più insidiosi dell’erosione lenta ma progressiva. Nel corso dell’ultimo anno, secondo Confcommercio Calabria, i costi fissi delle imprese del commercio, del turismo e dei servizi sono cresciuti mediamente del 14%, con punte che raggiungono il 22% nei comparti a maggiore intensità energetica, come la ristorazione.

Il nodo energia

Il nodo principale resta quello dell’energia, certo. Le oscillazioni dei mercati internazionali si traducono in una ulteriore zavorra di costi aggiuntivi per le imprese. Nel 2025 la bolletta elettrica per il terziario è mediamente più alta del 29% rispetto al 2019, mentre il gas segna un incremento superiore al 70%. Numeri che non sono più congiunturali, ma diventano strutturali e ridefiniscono, inevitabilmente, la geografia dei costi. «Le tensioni internazionali e l’instabilità geopolitica stanno producendo effetti diretti anche sull’economia della nostra regione», osserva Klaus Algieri, leader regionale di Confcommercio. «In Calabria questi impatti risultano ancora più evidenti a causa delle criticità infrastrutturali e logistiche che continuano a penalizzare il sistema produttivo».

Il peso della logistica

La logistica, infatti, è l’altro fronte aperto. Il trasporto delle merci registra un incremento medio dell’11% sui listini regionali: un dato che finisce per modulare il prezzo finale incidendo sulla competitività delle imprese. Il caro energia si riflette anche nella dimensione concreta delle attività: oltre 10mila euro al mese per un albergo di medie dimensioni, circa 6.800 per un grande punto vendita, più di 6mila per una piccola struttura ricettiva. Non sono cifre lievi ma soglie oltre le quali diventa difficile programmare, investire, persino mantenere l’ordinario.

Consumi in calo

Intanto, la domanda arretra. La pressione inflattiva comprime il potere d’acquisto e si traduce in una contrazione reale dei consumi: il commercio al dettaglio segna un -2,1% su base annua. È un arretramento che non si manifesta con brusche cadute, ma con una progressiva rarefazione degli acquisti, con scelte più caute, con un quotidiano che si restringe. «Molte imprese stanno cercando di assorbire una parte consistente degli aumenti comprimendo i propri margini pur di non trasferire completamente i rincari sui consumatori – prosegue il presidente Algieri – ma in alcuni casi la riduzione dei margini arriva fino al 30%, una situazione che non potrà essere sostenuta ancora a lungo».

Le richieste al governo

Ed è lungo questo margine pericoloso che si colloca la richiesta di interventi strutturali. «Per questo – conclude il leader Algieri – chiediamo interventi strutturali e non più misure temporanee. È necessario ridurre in modo stabile la pressione fiscale e intervenire sul costo dell’energia, a partire dagli oneri che gravano sulle bollette delle imprese, per garantire condizioni più sostenibili al sistema economico del terziario».

Effetti sulle famiglie e sui carburanti

Ma la crisi non resta confinata nei perimetri aziendali. Scivola nelle abitudini, si riflette nei bilanci domestici, misurandosi alle colonnine di carburante. Ed è nelle stazioni di servizio che si vivono ore segnate dall’atto di dolore delle famiglie che pagano due volte i rincari alla pompa: col pieno e in tavola. L’Unione nazionale consumatori, rielaborando i dati del Mimit, registra un aumento del pieno di gasolio di 70 centesimi in 24 ore, con un picco di 2,048 euro al litro che colloca la Calabria al quinto posto in Italia. La benzina segue con un rincaro di 20 centesimi in un giorno, e tocca quota 1,764 euro al self.

La mappa dei prezzi

E mentre i cartelli di carburante esaurito (soprattutto, benzina) compaiono in alcune stazioni di servizio (sono gli effetti del blocco dei traffici nello Stretto di Hormuz), dalla mappa dei prezzi si può ricavare l’atlante della convenienza possibile. Sull’A2, a Tarsia Ovest, c’è il carburante più economico: il gasolio arriva a 2,107 e la benzina a 1,767. Sulla rete ordinaria del Cosentino, il gasolio scende a 1,829 alla Gasoline International dei Laghi di Sibari, mentre la benzina più conveniente si trova alla Eni di via Nazionale a Corigliano Rossano allo stesso prezzo. Nel Catanzarese, il minimo per il gasolio è a Simeri Crichi (1,940), mentre la benzina si attesta a 1,689 alla GT carburanti di Sersale. Nel Crotonese, le stazioni Eni di Crotone, Cirò Marina e Isola Capo Rizzuto segnano 1,955 per il gasolio e 1,707 per la benzina. Nel Vibonese, Dasà offre il gasolio a 1,959, mentre a Ricadi, alla Conad, la benzina scende a 1,669. Infine, nel Reggino, la Panoramic Stop conferma i prezzi più bassi: 1,659 per la benzina e 1,669 per il gasolio.


Source link

articoli Correlati

Back to top button
Translate »