Calabria

Imu, Scoppa (Confedilizia Calabria): “Una tassa contro il risparmio, la proprietà e il futuro”


Il 16 dicembre, come ogni anno, milioni di proprietari “saranno obbligati a versare il saldo IMU, un’imposta che colpisce non ciò che si guadagna, ma ciò che si possiede”. Come sottolinea l’avvocato Sandro Scoppa, presidente Confedilizia Calabria, non si tratta di un contributo legato a un’attività o a un reddito, ma di un “prelievo che grava esclusivamente sul fatto di avere un bene intestato, a prescindere dalla sua redditività, dal suo utilizzo o dalla sua effettiva valorizzazione”.

La fragilità tassata: il caso limite della Calabria

La situazione è “ancora più significativa” in Calabria. Nei cinque capoluoghi – Catanzaro, Reggio Calabria, Cosenza, Crotone e Vibo Valentia – l’aliquota è fissata al livello massimo consentito dalla legge, l’10,6 per mille. Scoppa parla di “un’imposta piena su beni che, nella maggior parte dei casi, non producono nulla”.

Non viene fatta “nessuna distinzione tra chi affitta e chi non riesce a farlo, tra chi guadagna e chi no”. L’IMU “si applica comunque, in modo cieco, rigido, costante”, e grava “spesso su immobili inutilizzati, su locali sfitti, su abitazioni ereditate che non trovano né mercato né utilizzo”. È “il paradosso di un’imposizione che pretende di colpire la ricchezza, ma finisce per gravare sulla fragilità”.

Proprietà o onere? il nodo politico della fiscalità patrimoniale

L’IMU è diventata la “principale forma di fiscalità patrimoniale permanente nel nostro ordinamento. E questo è, in sé, un problema politico e culturale, prima ancora che tecnico”. Tassare ogni anno il medesimo bene, indipendentemente dalla sua capacità di generare reddito, significa “negare il principio di proporzionalità e violare la logica stessa della tassazione. Equivale a punire il semplice fatto di possedere qualcosa, e trasformare il patrimonio in un peso, anziché in una risorsa”.

Nel territorio calabrese, tutto questo “assume tratti ancora più evidenti”. Nella maggior parte dei casi, gli immobili colpiti dall’IMU sono “frutto di risparmio familiare”, beni che “oggi non sono appetibili sul mercato, che non trovano acquirenti né locatari, ma che continuano a essere trattati come se fossero fonti di reddito certe e automatiche”.

Oltre la revisione: l’appello per l’abolizione integrale

Di fronte a questa realtà, l’avvocato Scoppa è categorico: non si può parlare di “aggiustamenti o revisioni parziali. L’IMU non è una misura da correggere o attenuare: va superata integralmente”. Il prelievo è “scollegato dalla produzione di ricchezza, che si traduce di fatto in una forma di esproprio diluito nel tempo”.

Un’imposizione di questo tipo è “incompatibile con un sistema fiscale equo, basato sulla responsabilità individuale e sul rispetto della proprietà”. “La casa non può essere considerata un pretesto per fare cassa, ma deve tornare a essere riconosciuta come un bene da tutelare, non da colpire”.

Conclude infine il presidente Confedilizia Calabria: “La proprietà non è un lusso da tassare, ma una componente essenziale della vita familiare e civile”. Per questo, “è necessario continuare a chiedere con determinazione l’abolizione dell’IMU”, ribadendo che “nessuna società può prosperare se tassa il risparmio e penalizza chi conserva, chi investe, chi tramanda”.


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