Veneto

imprese e consumatori preoccupati da nuovo caro-energia

Il 2025 si era congedato con un timido sorriso per l’industria di Vicenza, ma la clessidra del nuovo anno è stata bruscamente capovolta dai venti di guerra tra Iran e l’asse USA-Israele e c’è il timore per un nuovo caro-energia alle porte.

I dati dell’indagine congiunturale della Camera di Commercio di Vicenza relativi all’ultimo trimestre dello scorso anno avevano infatti fotografato una tenuta insperata, con un incremento dello 0,6% sia per la produzione che per il fatturato rispetto ai mesi estivi.

Una performance che, pur rimanendo sotto la media regionale, superava quella nazionale e sembrava voler bilanciare un primo semestre 2025 decisamente asfittico. Tuttavia, questo fragile equilibrio è ora messo a dura prova da un contesto geopolitico che rischia di trasformare il “segno più” in un lontano ricordo, ancor prima che le imprese abbiano avuto il tempo di consolidare la ripresa.

La manifattura berica sotto scacco: il peso del mercato mediorientale

La preoccupazione corre veloce lungo le filiere produttive e nelle parole del presidente di Confartigianato Imprese Vicenza, Gianluca Cavion, che monitora con apprensione la chiusura dello Stretto di Hormuz e le tensioni crescenti. Il Vicentino non è affatto uno spettatore neutrale in questa partita: i numeri dicono che negli ultimi dodici mesi le imprese del territorio hanno esportato manufatti nell’area del Medio Oriente per un valore di 1.222 milioni di euro, incidendo per il 5,5% sull’export totale.

È una macchina che viaggiava a velocità doppia rispetto al resto del mondo, con un balzo del 10,3% nei primi nove mesi del 2025, trainata soprattutto dagli Emirati Arabi Uniti e da un mercato israeliano che, fino a poco tempo fa, teneva botta nonostante le tensioni croniche.

Il cuore pulsante di questo commercio è il settore orafo, che da solo rappresenta quasi il 40% delle spedizioni verso l’area, seguito a ruota dalla meccanica e dalle apparecchiature elettriche.

Per un distretto come quello di Vicenza, la criticità attuale non risiede solo nei volumi di vendita ma nella pericolosa volatilità dell’oro e nell’impennata dei costi energetici che colpiscono le aziende energivore come la ceramica e la concia.

La durata del conflitto deciderà il destino delle bollette di aprile e, come sottolinea amaramente Cavion, le incertezze logistiche sugli approvvigionamenti di gas naturale liquefatto dal Qatar rischiano di annullare i benefici attesi dal recente Decreto Energia.

Bollette e contratti: il consiglio di Adiconsum Vicenza per evitare il “colpo di frusta” del caro-energia

Sul fronte dei cittadini la tensione è già palpabile e si traduce in un centralino rovente presso gli uffici di Adiconsum Vicenza. Il timore di un nuovo inverno nero per le finanze domestiche è alimentato da indicatori allarmanti: il prezzo del gas europeo è schizzato del 60% subito dopo l’annuncio dello stop alla produzione di GNL da parte di QatarEnergy.

Daniele Mezzalira, presidente dell’associazione che fa capo alla Cisl, conferma che molti vicentini stanno chiamando in via preventiva, consapevoli che tra due mesi, quando l’impennata dei prezzi si rifletterà nelle fatture, sarà troppo tardi per cambiare strategia.

“Stiamo spiegando a chi ci contatta che la mossa più saggia in questo momento è blindare il prezzo”, afferma Daniele Mezzalira. “Finché le tariffe sono ancora competitive, passare a un contratto a prezzo fisso rappresenta uno scudo contro l’incertezza. Oggi un’offerta bloccata considerata vantaggiosa non dovrebbe superare i 35 centesimi per metro cubo di gas e i 13 centesimi per kWh di energia elettrica. Fissare questi valori ora significa mettersi al riparo da una spirale che sembra destinata a salire ulteriormente”.

La resilienza dimostrata dal manifatturiero vicentino nel 2025 è ora chiamata a una nuova prova di sopravvivenza, mentre famiglie e imprese cercano di navigare a vista tra la necessità di mantenere aperti i canali commerciali e l’urgenza di proteggere il potere d’acquisto interno.

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