impennata dei prezzi per luce, gas e benzina dalla mattina alla sera

ANCONA Il conflitto nel Golfo pesa sui conti delle famiglie marchigiane. Il rincaro è già visibile nei distributori, ma il colpo vero arriverà ad aprile con le bollette di gas e luce. Che qualcosa sia cambiato lo si legge nel ritiro delle offerte a prezzo fisso per chi vuole cambiare contratto. Per Francesco Fioretti, presidente di Adoc Marche, la dinamica ha una chiara componente speculativa: «L’impennata di benzina e gasolio – dichiara – non appare sostenuta da reali motivazioni economiche, ma da dinamiche speculative alimentate dall’incertezza internazionale».
I primi contraccolpi
Fa notare gli aumenti: la benzina self viaggia in media a 1,693 euro al litro e 1,753 per il diesel, con punte autostradali oltre 2 euro; in alcune aree si registrano rincari-lampo fino a 10 centesimi dalla mattina alla sera. A Jesi il diesel self è passato in 24 ore da 1,69 a 1,79 euro. «Le compagnie – accusa Fioretti – applicano listini da emergenza basati su scenari futuri, ignorando che l’Italia dispone di scorte per attenuare gli choc». Con l’inflazione all’1,6% e il carrello della spesa al 2,2%, il rincaro dei carburanti rischia di riattivare una spirale inflattiva in un Paese dove oltre l’80% dei beni di prima necessità viaggia su gomma. Il rischio richiama da vicino la fase post-Ucraina, quando tra 2022 e 2023 bollette e generi alimentari schizzarono alle stelle. Dalle stime sulle piattaforme commerciali di comparazione prezzi, se martedì gli aumenti erano pari a 121 euro per il gas e 45 euro per la luce, ieri erano già saliti a +278 euro per il gas e +91 euro per la luce. Quindi su dodici mesi la spesa annua per una famiglia tipo potrebbe arrivare a 2.796 euro con un +15% rispetto alle previsioni ad inizio 2026 considerando una famiglia che consuma 2.700 Kwh annui per l’energia elettrica e 1.400 smc per il gas. Per le imprese «il fronte più critico non è tanto il 20% del petrolio mondiale che transita per Hormuz, quanto il 20% del Gnl globale bloccato nell’area che sta già spingendo il prezzo del metano in Italia da 30 a 50 euro e il Pun elettrico da 100 a 160 euro al megawattora» osserva Andrea Baroni, procuratore del Consorzio Confindustria Energia Adriatico.
I rischi
Teme che senza un intervento di contenimento a livello internazionale, i prezzi potrebbero restare elevati per settimane ma avverte: «Ipotizzare una forte azione militare Usa è complesso, anche perché Washington oggi esporta massicci volumi di Gnl verso l’Europa». Di fronte a questa situazione, per Baroni è indispensabile che l’Italia acceleri su un piano concreto di diversificazione delle fonti. Ricorda la posizione Confindustria: «Accelerare sulla diversificazione con l’energia nucleare di quarta generazione e rinnovabili tradizionali per sganciare l’economia reale dal rischio gas. In parallelo, chiedere lo stop temporaneo al sistema Ets, il mercato europeo della Co2, che «in una fase di prezzi energetici drogati dalle tensioni geopolitiche non incentiva più le rinnovabili ma diventa un freno alla competitività Ue e un costo aggiuntivo per cittadini e imprese». In questo quadro, uno spiraglio arriva dal meccanismo Energy Release 2.0: le 14 aziende marchigiane che hanno aderito attraverso Confindustria Pesaro potranno contabilizzare nel 2025 un beneficio complessivo di 1,2 milioni di euro, forse 3 milioni entro il 2027.




