Scienza e tecnologia

Il videogioco entra finalmente al museo: Pong e Dragon’s Lair diventano opere d’arte




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Il videogioco è ormai un’industria culturale matura, capace di dialogare alla pari con cinema e letteratura. Eppure fatica ancora a trovare spazio nei musei tradizionali. Il M9 – Museo del ‘900 di Venezia Mestre, un museo dedicato a multimedialità, architettura, tecnologia e tanto altro, ha deciso di colmare questa lacuna con PLAYERS. Giochi, videogiochi, cultura e società, una mostra visitabile dal 14 ottobre 2026 al 14 febbraio 2027 al terzo piano del museo.

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La curatela è di Fabio Viola, docente e game designer, che collabora insieme a  un team di collaboratori. Non si tratta di una semplice esposizione di hardware vintage: la mostra vuole raccontare il videogioco come fenomeno culturale e sociale, dalle origini fino ai giorni nostri.

Il percorso è diviso in tre sezioni ben distinte. La prima, #Play, ripercorre la storia del medium dalle origini universitarie degli anni ’50 fino alle console dei salotti contemporanei. Tra i pezzi esposti ci sono cabinati storici originali come esemplari di Computer Space, Pong e un raro Dragon’s Lair, oltre a console come Super Nintendo e Sega Mega Drive su cui il pubblico potrà giocare direttamente.

Nell’area dedicata al presente sarà presente anche PlayStation 5 con una selezione curata da Sony.

La seconda sezione, #Watch, esplora il videogioco come spettacolo: il suo rapporto con il cinema, la nascita degli eSport e lo streaming. Titoli come Death Stranding, Detroit: Become Human, Limbo e Ico vengono presentati come opere visive a tutti gli effetti, non semplice intrattenimento. La terza, #Create, entra nel processo creativo e mostra come oggi chiunque possa diventare autore: con Super Mario Maker, Dreams e Minecraft il confine tra chi gioca e chi crea scompare del tutto.

Ad arricchire il percorso ci sono interviste esclusive con protagonisti internazionali della storia del videogioco: Sid Meier dalla California, Yuka Kitamura da Tokyo e Jon Wilcox del team di Worms dal Regno Unito, ciascuno con oggetti originali messi a disposizione per la mostra.

Come ha dichiarato il curatore Fabio Viola, “abbiamo voluto raccontare il videogioco per quello che è realmente diventato: non un semplice intrattenimento, ma un linguaggio capace di attraversare la scienza, l’arte e la vita quotidiana di intere generazioni. È una mostra che parla di persone prima ancora che di tecnologia”.

In parallelo, nell’esposizione permanente del museo sarà visitabile Giocare all’italiana, un percorso sulla storia del giocattolo nel Novecento italiano: dalle bambole artigianali alla propaganda del Ventennio, dal boom economico ai giochi di cortile, fino ai primi stimoli dell’elettronica educativa. Una premessa storica che contestualizza perfettamente l’arrivo del videogioco.

Vale la pena segnalare anche un dettaglio sull’accessibilità: per due venerdì al mese sarà disponibile il Jimmy, uno standing wheelchair prodotto dall’azienda veneziana Bemoove, che permetterà ai visitatori con disabilità di muoversi autonomamente in posizione eretta durante la visita. Una prima assoluta in ambito museale.

PLAYERS è esattamente il tipo di mostra che il mondo dei videogiochi merita da tempo: non una celebrazione nostalgica per soli appassionati, ma un racconto culturale serio rivolto a chiunque voglia capire come ottant’anni di storia abbiano plasmato l’immaginario di intere generazioni.

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