Il viaggio pericoloso: i classici che parlano

Il viaggio pericoloso, Tice Jansson, Iperborea
In una calda mattina d’estate Susanna si è svegliata di malumore e se l’è persino ingiustamente presa con il suo gatto. “Magari capitassero pericoli e sciagure! Basta con questa barba, ho voglia di avventure!”. Nell’erba trova un paio di occhiali che hanno dei poteri speciali e, una volta indossati, Susanna si trova catapultata in un mondo fantastico. Girovagando tra foreste di mangrovie, lidi sperduti e vulcani in eruzione, Susanna incontra dei personaggi singolari come Emulo, Tovsi e Vivsi che le raccontano che il loro mondo è tutto capovolto. Per fortuna la valle degli amici Mumin non è troppo lontano e lì, lo sappiamo, l’accoglienza è di casa. La paura per l’ignoto si è trasformata presto in gusto per la scoperta, piacere per la libertà e voglia di condivisione. Parla proprio di questo “Il viaggio pericoloso”, l’ultimo albo illustrato di Tove Jansson sulla Valle dei Mumin, pubblicato nel 1977 e appena uscito per la prima volta in Italia.
Nel 2025 i Mumin hanno compiuto 80 anni e abbiamo salutato con gioia l’arrivo in libreria di molte storie che non avevamo mai avuto sugli scaffali. Iperborea, ma anche Salani a dire il vero, hanno colmato un vuoto inaccettabile pubblicando i capolavori di una grandissima scrittrice e illustratrice di libri per bambini che ancora oggi è un punto di riferimento imprescindibile per chiunque si occupi d’infanzia. Perché i classici della letteratura non smettono mai di parlarci.
La lezione di Jansson risulta quanto mai attuale. “Io scrivo per divertire non per educare”. Già solo questa dichiarazione meriterebbe una riflessione profonda perché la letteratura per bambini è ancora troppo intesa in un’ottica educativa e le dichiarazioni rese in questi giorni su Pinocchio ne sono una triste dimostrazione. E vorremmo aggiungere che si sbaglia fortemente a farne una questione politica. E di nuovo Jansson ci offre l’ennesima lezione. A chi l’accusava di essere politicizzata, lei rispondeva che non voleva assolutamente trasmettere una qualche visione politica con i suoi Mumin, ma semplicemente raccontare di “una famiglia che è caratterizzata da una confusione benevola, un’accettazione del mondo intorno a sé, e del fatto che vanno tutti straordinariamente d’accordo l’uno con gli altri”. Un messaggio di un’attualità meravigliosamente sconcertante.
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