Trentino Alto Adige/Suedtirol

“Il turismo è cambiato. E che mazzata l’online” – Bolzano



BOLZANO. Dentro una casa ancora scardinata dalle bombe Josef Buratti si era detto: “Beh, è ora di ricominciare”. La vita che si faceva più forte della guerra a Bolzano riaffiorava così dentro una scritta che si era fatta a sua volta largo in un centro ancora ferito: “Fratelli-Gebruder Buratti, cuoio e pellami”. Tanti anni da allora.«Papà non aveva nessuna intenzione di darsi per vinto», ricorda adesso il figlio. Che fa due conti: «Sono trascorsi già 80 anni..». Senza mai passare la mano. Roland Buratti, a sua volta, ha tenuto in azienda Simone, il nipote del capostipite, il quale ha di nuovo il pallino del commercio. Questione di dna («forse anche più di me» commenta il papà). Ed è lungo questa linea di fila dello storico commercio bolzanino che vengono tenuti insieme anni decisivi, dove tanto se non tutto sta cambiando o lo è già, ma adattandosi e cercando soluzioni.Il turismo, ad esempio. Che mai come oggi è connesso nella sue dinamiche con quelle commerciali. Sta qui anche il ruolo che Roland Buratti si è ritagliato nel settore, prima nel cda dell’Azienda di Soggiorno e poi diventandone il presidente.

Roland Buratti, tanti ancora ricordano suo papà Josef alla cassa in via Grappoli…

Era un’istituzione. Poteva starsene a casa. Non lo ha mai fatto.

Iniziando quando?

Già nel 1932 aveva aperto un negozio. Ma in piazza Domenicani. Lui e nostra zia Inama. Poi la guerra.

E?

Bombe su bombe. Lì, vicino alla stazione, è venuto giù tutto. Anche la chiesa dei Domenicani. Ma lui niente. Appena è scoppiata la pace è arrivato in via Grappoli 10 dentro un edificio che stava appena in piedi e ha aperto il suo negozio di cuoio e pellami.

Mai chiuso?

Mai. Adesso è ancora lì. Penso che poche famiglie possano vantare una presenza così continuativa e soprattutto tenuti dalla stessa famiglia.

Nessuno di voi ha mai pensato di vendere?

Figurarsi.

Ma il commercio non è più lo stesso no?

È cambiato completamente negli ultimi decenni. Papà ha visto probabilmente le ultime immagini di quello col quale aveva iniziato.

La ragione?

L’online innanzitutto. É stata una rivoluzione. E non solo per via dei prezzi e della guerra che si è scatenata su questo terreno ma perché ha cambiato le abitudini delle persone. Soprattutto le nuove generazioni hanno acquisito una metodologia di acquisto che salta gli intermediari. Anche se si avverte un ritorno alla necessità di avere un rapporto diretto con chi ti vende quello che si indossa, ad esempio. Provare le scarpe in negozio resta un’altra cosa…

E poi?

Il Covid. È stata una mazzata per tutti noi del settore. I negozi chiusi, le strade deserte hanno indirizzato sull’e-commerce anche chi era restio.È il turismo la spalla su cui si appoggiano adesso i commercianti?Anche, ma non solo. Perchè Bolzano vive di picchi, non soffre di una invasione.

Ne è sicuro? Dati?

I turisti risultano alla fine il 5% della popolazione. Altre città sì che hanno flussi importanti.Tuttavia Bolzano è passata dall’essere luogo di transito a meta essa stessa. Bene o?Bene, direi. Significa ricchezza che si riversa sulla città. Un milione di pernottamenti all’anno sono un buon risultato. Considerando che la città offre solo 5500 posti letto.

Pochi?

Beh, se Merano che ha tre volte meno di abitanti ne ha 12 mila di posti letto, si capisce la differenza.

Nella sua veste di presidente dell’Azienda di Soggiorno questo che significa?

Innanzitutto che non ha molto senso parlare di overtourism qui. I picchi sono molti limitati nel corso dell’anno e gestibili. È la concentrazione delle presenze il tema, non il numero.

Soluzioni?

Quelle che proviamo a far avanzare: nuovi schemi per una decisa destagionalizzazione e aumento del periodo di pernottamento. Adesso è di media poco sopra i due giorni. Proviamo ad aumentarlo. Meno flussi ma allungamento del periodo di stazionamento.

Battagliate ancora col Comune su traffico e Ztl?

Vecchi tempi. In realtà da anni il Comune fa quello che può nella gestione dell’esistente. Il problema è a monte: le grandi opere provinciali che non ci sono state, come la tangenziale, e quelle che, pur programmate, ancora non ci sono. Continuiamo a sperare.

L’Azienda ha Castel Mareccio. Un piccolo tesoro?
Un grande tesoro. Ha un parcheggio, un vigneto da due ettari che ci consente di conferire un ottimo e puro Lagrein al consorzio. Solo il parcheggio, in particolare, è un’ottima fonte di reddito.

Sembrava lo voleste vendere.

Meglio, che ci fossero dei candidati a comprarlo anche tra i privati.Vero. Ma non lo vendiamo, è troppo importante. È uno dei simboli di Bolzano.

L’Azienda suscita appetiti politici?

Ha uno schema di gestione preciso e strutturato da tempo. Nel cda ci sono membri di nomina comunale, provinciale e associativa. Che esprime il presidente.

E lei?

Il mio mandato scade questa estate. Vediamo. P.CA.




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