Trentino Alto Adige/Suedtirol

Il Tibet percorso in bicicletta: «Per ricordare “Franci”» – Cronaca



BOLZANO. Di solito, quando ci si trova in una classica serata “cena con proiezione”, per mostrare agli amici le immagini di un viaggio o di una spedizione sportiva, la cosa finisce lì, a mescolare le emozioni di chi è solo spettatore con quelle di chi è stato protagonista. Se la spedizione non è da record o se la performance resta nel contorno del viaggio per quanto avventuroso, si rimane nella dimensione privata. La storia di cui scriviamo qui – conclusa l’altra sera per l’appunto con cena e proiezione – merita invece un’eco pubblica, è materia insomma per il giornale, per il suo risvolto umano legato a un personaggio piuttosto conosciuto nel mondo sportivo altoatesino: gli amici di Francesco “Franci” Menapace, atleta e triatleta versatile (una collezione di partecipazioni a Marcialonghe, Vasaloppet, corse in montagna, ciclotrekking audaci, itinerari scialpinistici, scalate impegnative) scomparso quasi due anni fa per un malore all’ombra delle Odle mentre toglieva le “pelli” ai suoi sci, hanno voluto ricordarlo ripercorrendo le strade avventurose del Ladakh indiano – Tibet strorico nella parte più orientale del Kashmir – in sella alle loro biciclette, come già avevano fatto nel 2008 insieme a “Franci”.

Pierpaolo Macconi, Roberto Lisciotto, Luca Bonfante, Sandro Menapace e Stefano Gavioli fra agosto e settembre hanno affrontato un tour di 23 giorni pedalando nelle sperdute lande del Ladakh, in India, partendo dalla capitale della regione Leh, arrivando fino a Rekong Peo nella zona del Kinnaur. Biciclette cariche di borse fino a pesare 40 chili, oltre mille chilometri di strade spesso impossibili o inesistenti perché cancellate dai corsi d’acqua, un dislivello complessivo di oltre 21 mila metri, con l’handicap dell’altitudine: sempre a tre/quattromila metri fino a 5.100. E tutto questo per ricordare l’amico scomparso.

«Abbiamo organizzato questo viaggio – racconta Pierpaolo Macconi – dedicandolo a Francesco che aveva partecipato a tutte le nostre avventure. E a metà percorso abbiamo preparato e vissuto un momento importante tutto dedicato a lui: al passo Shingo-La, a 5.100 metri di quota, ci siamo isolati singolarmente per un pensiero personale, mentre suo fratello Sandro lasciava una foto di Francesco ai piedi del cippo avvolto nelle bandierine votive tipiche delle montagne indiane. È stato davvero un momento speciale».Il gruppo, composto da una decina di atleti fra i cinquanta e i sessantacinque anni, tutti ex agonisti in discipline diverse, ha girato il mondo con biciclette mtb o gravel, affrontando avventure impegnative.

«Siamo tutti residenti fra Bolzano e Pineta di Laives, e ci siamo conosciuti soprattutto frequentando le piste e le gare di fondo, intorno al “clan” dei Menapace, quattro fratelli ipersportivi. Con Franci, Sandro e Marco nel nostro gruppo, abbiamo iniziato a organizzare avventure ciclistiche nel 2005, partendo dalla Patagonia. Poi nel 2006 la Bolivia, nel 2008 il Ladakh, nel 2010 il Marocco, nel 2012 l’Islanda, nel 2014 il Cile, nel 2017 il Pamir, e dopo la pausa Covid nel 2023 di nuovo la Patagonia, perché nel 2005 avevamo dovuto interrompere la spedizione per colpa di un incidente. Infine, quest’anno, il Ladakh».

Francesco Menapace non mancava mai. «Non aveva disertato neanche un’avventura, entusiasta e sempre pronto, appena tornato, a progettare il viaggio successivo. Del gruppo, lui era il più saggio, quello che portava equilibrio, che non diceva mai una parola di troppo, scegliendo sempre quella giusta anche in situazioni difficili», ricordano gli amici. Alcuni dei viaggi precedenti avevano meritato vetrine pubbliche, con applaudite proiezioni organizzate anche con il supporto di sponsor. Questo invece resterà nella cornice della cena fra amici. «Rispetto ai primi viaggi – spiega Pierpaolo Macconi – è cambiato il mondo: oggi se organizzi una proiezione pubblica vengono in pochi perché tutti hanno già fatto un’abbuffata di immagini e video sui social, quasi in tempo reale. Insomma, hanno già visto tutto…».




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