il test del dna lo smaschera
IVREA – La vicenda inizia il 21 giugno 2023, quando un uomo di 55 anni residente in Canavese si presenta all’anagrafe dichiarando di essere il padre di una bambina nata, a suo dire, da una cittadina kazaka quarantenne che avrebbe partorito a Tbilisi, in Georgia. Poche settimane più tardi, l’uomo avrebbe confermato la stessa versione anche al consolato italiano nel Paese caucasico.
Secondo il suo racconto, la donna – conosciuta online e incontrata successivamente a Cipro – dopo il parto sarebbe rientrata in Kazakistan, interrompendo ogni contatto e lasciando la neonata a lui. Da quel momento il 55enne avrebbe cresciuto la piccola per oltre un anno, occupandosi di lei quotidianamente e presentandosi a tutti come il padre.
La situazione cambia lo scorso anno, quando una perquisizione nell’abitazione dell’uomo porta all’intervento delle autorità. Gli investigatori avrebbero riscontrato un contesto ritenuto non idoneo a una bambina così piccola: carenze igieniche, oggetti potenzialmente pericolosi nel giardino e cani di grossa taglia lasciati liberi. La minore viene quindi affidata ai servizi sociali.
Nel frattempo la procura di Ivrea avvia un’indagine per chiarire la reale paternità. Invitato a sottoporsi volontariamente al test del Dna, l’uomo si rifiuta. Il prelievo viene quindi disposto dal giudice per le indagini preliminari. L’esame genetico fornisce un esito netto: il 55enne non è il padre biologico della bambina.
Oggi la piccola si trova affidata a una famiglia e si sta valutando la sua adottabilità. L’uomo, al centro dell’inchiesta, continua a sostenere la propria versione dei fatti, mentre gli accertamenti proseguono per chiarire tutti gli aspetti ancora irrisolti della vicenda.
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