Puglia

Il tema del silenzio amministrativo, Musti: «Se il Comune può impugnare una sentenza, il cittadino può chiederne l’esecuzione»

Una sentenza del TAR che condanna il Comune al pagamento delle spese di giudizio, quattro solleciti formali inviati all’amministrazione e rimasti senza risposta e ora il riconoscimento del debito che arriva all’attenzione del Consiglio comunale, con il punto 8 dell’ordine del giorno. “Dopo il passaggio in giudicato della decisione, ho inviato al Comune quattro richieste formali di pagamento, tutte regolarmente protocollate. A queste comunicazioni, tuttavia, non ho mai ricevuto risposta dagli uffici comunali”, scrive l’imprenditore Aldo Musti.

Non si tratta della nota vicenda della progettazione di via dei Muratori, spesso richiamata nel dibattito cittadino quando si parla del mio nome. In questo caso la questione è molto più semplice: il pagamento delle spese stabilite dal Tribunale amministrativo e, soprattutto, il diritto di un cittadino a ricevere risposta quando scrive al proprio Comune. Il tema, tuttavia, non riguarda soltanto il rapporto tra cittadino e amministrazione. Negli ultimi mesi anche il Consiglio comunale ha sollevato questioni simili. Con una deliberazione del 2025 l’assise cittadina ha infatti chiesto chiarimenti ai settori dell’ente sulla mancata attuazione di precedenti indirizzi politici riguardanti la zona merceologica.

C’è però un dettaglio curioso che emerge ripercorrendo questa vicenda: la parola “quattro”. Quattro indirizzi politici richiamati nel tempo, quattro passaggi progettuali, quattro decisioni giudiziarie e, da ultimo, quattro solleciti formali inviati al Comune senza ricevere risposta. Una coincidenza che colpisce e che rende ancora più evidente la necessità di chiarezza e trasparenza nei rapporti tra cittadini, politica e amministrazione.

Questo significa che il problema non è soltanto personale. Quando anche le richieste di chiarimento provenienti dallo stesso Consiglio comunale non trovano risposta, la questione diventa più ampia e riguarda il funzionamento dell’amministrazione e il rapporto tra indirizzo politico e attività degli uffici. Il Consiglio comunale rappresenta l’indirizzo politico della città, mentre ai settori amministrativi spetta il compito di attuare le decisioni adottate dalla politica. Quando però queste decisioni o le richieste di chiarimento restano senza seguito, si crea inevitabilmente una distanza tra ciò che viene deliberato e ciò che viene effettivamente realizzato.

La coincidenza del calendario istituzionale rende la situazione ancora più significativa. Il 24 marzo il Consiglio comunale discuterà il riconoscimento del debito derivante dalla sentenza del TAR. Nello stesso giorno è fissata davanti al tribunale amministrativo anche l’udienza sulla richiesta di nomina di un commissario ad acta relativa alla vicenda urbanistica della zona merceologica.

In questo contesto mi sembra utile ricordare un principio molto semplice: se un’amministrazione ritiene legittimo utilizzare gli strumenti processuali previsti dall’ordinamento per impugnare una sentenza o chiederne la sospensione davanti al Consiglio di Stato, è altrettanto legittimo che un cittadino torni davanti al giudice amministrativo per chiederne l’esecuzione quando ritiene che quella decisione non sia stata rispettata nei tempi stabiliti. Non è una polemica personale. È soltanto una domanda che riguarda il rispetto delle regole e della trasparenza amministrativa: se un cittadino scrive al proprio Comune — e perfino quando il Consiglio comunale chiede chiarimenti agli uffici — perché il silenzio?”


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