Il successo negli investimenti? È questione di metodo
“Il punto non è inseguire il mercato, ma adottare il giusto metodo”. È la convinzione di Fabio Cubelli, condirettore generale di Fideuram–Ispb, che invita a non concentrarsi sugli obiettivi di lungo periodo, che rischiano di distogliere dagli obiettivi che si intende centrare investendo.
In uno scenario caratterizzato da incognite crescenti, ma a fronte di un ciclo positivo per i listini che dura da anni, come cambia l’approccio delle reti di consulenza?
“Il contesto attuale è caratterizzato da una combinazione particolare: mercati che hanno espresso performance positive per un periodo prolungato e, allo stesso tempo, un quadro geopolitico e macroeconomico attraversato da elementi di crescente complessità. In fasi come questa, il punto non è inseguire il mercato, ma rafforzare il metodo: leggere correttamente i rischi e mantenere coerenza nelle scelte di allocazione. Per questo motivo, per una rete di consulenza evoluta il focus non può essere la rincorsa alla performance, ma il governo del rischio e la coerenza dell’asset allocation nel tempo”.
Detto del contesto, su quale modello puntate?
“In Fideuram – Intesa Sanpaolo Private Banking, il modello è fondato su un’allocazione strutturata, diversificata e coerente con gli obiettivi di vita del cliente, non sull’interpretazione tattica del momento di mercato. Il nostro compito è aiutare gli investitori a mantenere una visione di lungo periodo, evitando scelte emotive e preservando il patrimonio nelle diverse fasi del ciclo. Questo significa integrare competenze centrali – dall’investment center al risk management – con il lavoro della rete, in un processo continuo di monitoraggio e aggiornamento. Gestire il cambiamento significa accompagnare il cliente con metodo, disciplina e responsabilità, mantenendo nel tempo la coerenza del modello di servizio”.
Come si combinano qualità ed efficienza dei processi?
“Oggi il salto evolutivo consiste nell’affiancare alla qualità anche una forte dimensione di efficienza industriale dei processi. Qualità significa appropriatezza delle soluzioni, personalizzazione della consulenza, solidità delle scelte di investimento. Efficienza significa processi strutturati, tracciabili, uniformi e pienamente governabili lungo tutta la filiera. In un contesto normativo e tecnologico sempre più complesso, l’efficienza non è un tema operativo, ma un elemento di tutela sostanziale del cliente e della rete. Processi chiari e condivisi rafforzano la governance, riducono le attività a basso valore aggiunto e liberano tempo consulenziale per ciò che davvero conta: la relazione”.

In questo contesto, che ruolo riveste la tecnologia?
“È uno strumento abilitante. Dall’integrazione dell’intelligenza artificiale nei processi di analisi e supporto decisionale fino alla digitalizzazione delle interazioni, l’obiettivo non è sostituire il consulente, ma potenziarne le competenze e aumentare la capacità di controllo e trasparenza. È un’evoluzione industriale del modello di consulenza, che rafforza – non semplifica – il nostro posizionamento”.
In un contesto normativo e tecnologico sempre più complesso, come cambia il modello di governance delle reti?
“La conformità normativa resta un presupposto imprescindibile, ma oggi non è più sufficiente limitarsi al rispetto formale delle regole. In uno scenario in cui aumentano complessità, velocità e interconnessioni – anche per l’impatto delle tecnologie – la governance deve diventare più integrata, più strutturata e più preventiva. Per questo parliamo sempre più di accountability condivisa: la responsabilità deve attraversare l’intera filiera, dalle strutture centrali che definiscono strategie, processi e presìdi fino al private banker che opera sul territorio e accompagna il cliente nelle scelte. Questo implica chiarezza dei ruoli, processi pienamente governabili e un’integrazione ancora più stretta tra le competenze centrali e la rete distributiva. In questo modo la tutela del risparmio si rafforza e si amplia, includendo in modo esplicito non solo i rischi di mercato, ma anche quelli operativi, reputazionali e tecnologici. Il cambiamento significa quindi passare da una logica di controllo ex post a un modello di responsabilità diffusa e preventiva, fondato su competenze, coordinamento e coerenza nel tempo. È questa la condizione per garantire solidità e fiducia, anche mentre lo scenario evolve rapidamente”.
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