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Il sorpasso digitale: come l’online è diventato il canale principale


C’è un numero che fotografa meglio di qualsiasi analisi il cambiamento avvenuto nelle abitudini degli italiani: nel 2025 la raccolta del gioco a distanza, rappresentato anche dai casino online senza autoesclusione in Italia, ha superato per la prima volta i 100,8 miliardi di euro, pari a oltre il 60% del totale nazionale. Il canale fisico, quello di bar, tabaccherie, sale e agenzie, è sceso sotto i 65 miliardi. Il sorpasso non è più una previsione degli analisti: è un dato consolidato, certificato dai numeri dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli e dalla Relazione sul settore dei giochi pubblici trasmessa dal Ministero dell’Economia al Parlamento nell’aprile 2026.


I numeri del 2025: un mercato da 165 miliardi


Secondo il Bilancio di esercizio 2025 di ADM, la raccolta complessiva del gioco pubblico in Italia ha raggiunto 165,3 miliardi di euro, con un incremento del 5% rispetto all’anno precedente. Le vincite restituite ai giocatori sono state circa 143,5 miliardi, pari all’86,8% del giocato, mentre la spesa effettiva, cioè la differenza tra quanto giocato e quanto vinto, si è attestata a 21,9 miliardi di euro (+1,36%). Le entrate erariali sono rimaste sostanzialmente stabili a 11,5 miliardi.


Dentro questo quadro, la crescita è arrivata quasi interamente dal digitale. La raccolta online è aumentata del 9,5% in un solo anno, mentre la rete fisica degli apparecchi da intrattenimento, le classiche slot e videolottery, prosegue una flessione strutturale iniziata nel 2022, fermandosi a 31,45 miliardi. A trainare il comparto a distanza sono soprattutto i giochi di abilità online, la categoria che comprende casinò games, poker e giochi di carte: da soli valgono 81,2 miliardi di raccolta, in crescita del 12,5% rispetto ai 72,2 miliardi del 2024. È il segnale più chiaro dello spostamento della domanda verso prodotti nativi digitali, pensati per lo smartphone prima ancora che per il desktop.


Una tendenza lunga un quinquennio


Il sorpasso del 2025 non è un fulmine a ciel sereno. Il Report 2025 della CGIA di Mestre, presentato al convegno As.Tro, aveva già documentato la traiettoria: tra il 2019 e il 2024 la raccolta complessiva è cresciuta del 42%, ma con dinamiche opposte tra i due canali. L’online ha registrato un incremento del 153%, mentre il retail non ha mai recuperato i livelli pre-pandemia, restando sotto del 12%.


La pandemia ha funzionato da acceleratore, non da causa. La migrazione verso il digitale era già in corso, sostenuta dalla diffusione degli smartphone, dei pagamenti elettronici e di un’offerta sempre più simile, per logiche di fruizione, ai servizi di streaming video e musicale. Nel 2024 il gioco a distanza valeva 92,1 miliardi secondo le elaborazioni Federconsumatori su dati ADM; nel 2025 ha aggiunto altri 8,8 miliardi. Nel solo 2025 sono stati aperti 6,2 milioni di conti di gioco, un dato che racconta quanto l’accesso alle piattaforme sia ormai un gesto quotidiano per una platea molto ampia.


La riforma che ha ridisegnato il settore


Il 2025 è stato anche il primo anno di piena applicazione del Decreto Legislativo 41/2024, la riforma che ha riordinato il gioco pubblico a distanza. Le nuove regole hanno alzato in modo netto le barriere di ingresso: concessioni da 7 milioni di euro, un massimo di cinque per gruppo societario, un canone annuo del 3% sul margine netto, obbligo di dominio .it e requisiti più stringenti su infrastrutture e tracciabilità. ADM ha assegnato 52 nuove concessioni a 46 operatori, di cui 33 italiani e 13 stranieri.


Un ulteriore tassello è arrivato il 13 novembre 2025, quando sono entrate in vigore le nuove modalità di apertura dei conti di gioco, che prevedono l’identificazione tramite SPID o Carta d’Identità Elettronica con livello di sicurezza almeno pari al secondo. Una misura che rafforza la verifica dell’età e dell’identità, rendendo più difficile l’accesso ai minori e più tracciabile l’intero sistema.


Sul fronte della legalità, il Bilancio ADM registra un dato record: 1.038 siti di gioco illegale inibiti nel 2025, in forte crescita rispetto ai 721 del 2024 e ai 492 del 2023. Secondo l’Agenzia, l’aumento riflette il progressivo spostamento dell’offerta illecita verso i canali digitali, lo stesso terreno su cui cresce quella regolata. Nel complesso i controlli nel settore giochi sono stati oltre 31.400, superando del 21% l’obiettivo programmato.


Il paradosso fiscale e la concentrazione del mercato


Il sorpasso digitale porta con sé un nodo che il legislatore dovrà affrontare. Come evidenzia l’analisi di Unimpresa, i giochi di abilità a distanza generano quasi la metà della raccolta nazionale ma garantiscono allo Stato un rendimento erariale lordo di appena l’1,1%, con entrate per 875 milioni, il 7,6% del gettito complessivo. All’opposto, le slot fisiche producono 5 miliardi di gettito, quasi il 44% del totale, con meno di un quinto della raccolta. In sintesi: la domanda migra verso il canale che rende meno all’Erario, e questo spiega perché le entrate pubbliche restino ferme mentre il mercato cresce.


C’è poi il tema della polarizzazione. Le barriere regolatorie e i costi di compliance favoriscono i grandi operatori, che stanno acquisendo i concessionari più piccoli. Il risultato è un mercato più controllato e tracciabile, ma anche più concentrato, con una filiera sempre più corta e un presidio territoriale fisico in ridimensionamento.


Cosa significa per i giocatori


Per chi gioca, il quadro attuale offre più tutele che in passato, a patto di restare nel perimetro legale. La licenza ADM, riconoscibile dal numero di concessione esposto sul sito, garantisce standard di sicurezza, strumenti di autolimitazione e autoesclusione, e la certezza che i giochi rispettino i parametri di legge. La raccolta pro capite online nella fascia 18-74 anni ha raggiunto i 2.162 euro a livello nazionale, con punte territoriali che superano i 4.000 euro: numeri che ricordano quanto sia importante vivere il gioco esclusivamente come intrattenimento, con limiti di spesa e di tempo definiti in anticipo. Il gioco è vietato ai minori di 18 anni.


Il sorpasso digitale, insomma, è compiuto e difficilmente reversibile. La vera partita dei prossimi anni si giocherà sull’equilibrio tra crescita del mercato, sostenibilità fiscale e protezione dei giocatori.


E voi cosa ne pensate: la migrazione del gioco verso il digitale è un’evoluzione naturale delle abitudini di consumo o un fenomeno che richiede regole ancora più stringenti?




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