il sogno del poker nelle grandi città (Macerata, Fermo, San Benedetto e Senigallia)

ANCONA Ormai si può solo sperare e contare. Tertium non datur, non c’è altra via. Con la campagna elettorale alle spalle, oggi e domani la parola passa ai cittadini e i candidati che aspirano a diventare sindaci delle proprie città non possono che restare a guardare. Per arrivare domani, come sempre accade, con i vincitori che festeggeranno e i vinti che proveranno a spiegare.
Nelle Marche si vota in 27 Comuni, tra città e borghi. Ma su quattro si è catalizzata l’attenzione della politica: Senigallia, Macerata, Fermo e San Benedetto. La prima e l’ultima sono le città più popolose, le altre due gli unici capoluoghi di provincia. In tutte e quattro è prevista l’eventuale finalissima del ballottaggio il 7 e l’8 giugno. Centrodestra e centrosinistra si fronteggiano sperando di portare a casa un difficilissimo poker. Per entrambi gli schieramenti il voto di queste amministrative arriva in un momento delicato: guardando indietro, è ancora forte l’eco del risultato del referendum sulla giustizia che ha rintuzzato il centrodestra e galvanizzato gli avversari. Volgendo lo sguardo in avanti, è l’ultima prova sul campo prima delle politiche del 2027. Dimostrare che la debacle referendaria è stata solo una sfortuna parentesi in un percorso che dalla vittoria di Acquaroli alle Regionali del 2020 è stato costellato solo da successi o continuare a credere che il voto di marzo abbia portato una ventata di aria nuova capace di ribaltare cinque anni di batoste? Questo è il dilemma.
Le big four
Zoomando nelle quattro realtà, vediamo come si è arrivati al momento clou. A Senigallia il sindaco uscente Massimo Olivetti è sostenuto dal centrodestra e da 6 liste nella sua rincorsa al bis. A sfidarlo per il campo largo c’è Dario Romano, capogruppo dem e marito della segretaria regionale del Pd Chantal Bomprezzi, che ha dalla sua 5 liste.
In mezzo si è inserito Mario Binci con Rinasce Italia. Andando verso Macerata troviamo un altro sindaco a caccia della conferma: è Sandro Parcaroli, leghista sostenuto da sei liste. Dopo l’incertezza iniziale e convinto da Salvini e dal governatore è entrato con decisione in partita. Ha 6 liste. Nel campo avverso il centrosinistra si è riunito, per la prima volta da tempo, intorno al nome di Gianluca Tittarelli, direttore del centro commerciale Val di Chienti, che può contare su sette liste progressiste. Inutile dire che nella provincia di Acquaroli il sogno per loro si chiama ribaltone. Completano il quadro Mattia Orioli per il terzo polo e i civici Marco Sigona e Giordano Ripa. La più piccola provincia dell’impero, quella di Fermo, si è guadagnata anche il titolo di più spumeggiante. Dopo il mancato accordo tra i civici eredi dell’ex sindaco Paolo Calcinaro (ora assessore regionale) e i partiti di centrodestra si è arrivati a una sfida a quattro.
Alberto Scarfini è l’espressione dell’attuale amministrazione, con lui cinque liste civiche. Il centrodestra (orfano di Forza Italia, che ha scelto di non presentarsi con simbolo e candidati di bandiera) ha puntato sul giovane Leonardo Tosoni con 3 liste. Mentre il centrosinistra ha fatto quadrato intorno ad Angelica Malvatani con un campo largo che va dal Pd ai cinquestelle: 5 le liste. Infine dopo la parentesi 2001-2011 è tornato in pista anche l’ex sindaco Saturnino Di Ruscio con Servire Fermo. Chiudiamo con San Benedetto, che non vede l’ora di uscire dal commissariamento. Il centrodestra ha scelto il presidente degli albergatori Nicola Mozzoni, che schiera ben 8 liste. Mentre il campo largo ha puntato sul pentastellato Giorgio Fede, 5 liste per loro. E prova a giocarsela anche Maria Elisa D’Andrea, notaia e moglie del presidente della Samb, che corre da civica. Il quadro è altamente incerto, ma sperare non costa niente. Almeno fino a domani.




