il “sindaco” di Portonovo rilanciò Fortino e Fonte. Domani il funerale
ANCONA – Il cuore grande di Aldo Amleto Roscioni si è fermato. La sua Rosanna ha annunciato ieri mattina ai nipoti che nonno Aldo se n’era andato, che ora sorride in un empireo, dove gusto ed eleganza sono apprezzati quanto la bontà d’animo. Chef, imprenditore dell’ospitalità e filantropo, Aldo avrebbe compiuto 83 anni il 2 giugno. Nel ‘47, quando fu celebrata la prima festa della Repubblica, aveva creduto che la sfilata, le bandiere e il tripudio dei cittadini a piazza Roma fossero in onore del suo quarto compleanno. «Mio zio, usciere della Provincia, mi teneva in braccio, e i suoi colleghi in divisa mi facevano il saluto militare».
L’infanzia
Dotato di uno spiccato sense of humour, rievocava con tenera autoironia la sua infanzia: terzo dei cinque figli di Ferna’, barbiere di corso Stamira, era stato soprannominato Aldo, dal nome d’un ragazzetto di Morro d’Alba, dov’erano sfollati, morto sotto una bomba. «Anche perché a mamma Rosa Amleto non piaceva: diceva che era un matto». Ma lui ne ha fatta, di strada. Da ragazzino, per aiutare in famiglia, spaccava il ghiaccio per i pescivendoli. Poi, ormai adolescente, venne preso da Aldo Piermattei al Ristorante Passetto, per accogliere i clienti. Passato velocemente da quarto a primo cameriere, nel ’67 entra come aiuto in cucina all’Umberto I. E per arrotondare, la sera serve al Giardino, al Jolly e all’Hotel Emilia, dove ricordava di aver imparato a cucinare il pesce da Elia Dubbini. Era già passato, in qualità di caposervizio, alle cucine del Cardiologico Lancisi, quando la società Siat gli chiese di rilanciare il Fortino Napoleonico. «Ristorante, albergo e spiaggia: tutto o niente, prendere o lasciare. Mi davano del matto, io sapevo il fatto mio». Qui ha conosciuto Rosanna Rinaldini, la sua Rosy, che ha sposato nel 2006, accanto a lui anche quando ha rilevato l’Hotel La Fonte. Protagonista e testimone della gastronomia, della tradizione e dell’accoglienza anconetana, è tra i fondatori dell’Accademia dello Stoccafisso. Nel 2016 è stato insignito del Ciriachino d’argento. Lo rimpiange il sindaco Daniele Silvetti: «Imprenditore di grande lungimiranza, figura simbolo della Baia di Portonovo, Roscioni ha saputo coniugare passione per il territorio e impegno imprenditoriale. Ha scelto di investire su Ancona con visione e dedizione, lasciando un’impronta indelebile nella nostra comunità».
Il commiato
Sempre dietro le quinte, a suo modo timido, capace, nonostante la mole, di rendersi invisibile, sapeva come dettare le norme e farle rispettare, senza mai alzare la voce, senza che mai si spegnesse nei suoi occhi chiari quella luce di umanità. Ci mancherà, già ora manca a Rosanna sua, ai figli Simone e Francesca, ai nipoti Valentina e Vittoria, Leonardo e Riccardo. E ai tanti amici, che lo saluteranno nella camera ardente, allestita oggi dalle 11 alle 19 da Tabossi, in via della Montagnola 13. L’ultimo addio domani alle 10 nella chiesa di San Domenico.




