Ambiente

Il ricco Paese dove dilaga la povertà

Gli Stati Uniti sono una nazione di paradossi: è senz’altro paradossale avere sia il reddito pro-capite più elevato tra i grandi Paesi occidentali, sia il maggiore tasso di povertà. Stando all’Ocse, nel 2022 il 18,1% della popolazione statunitense viveva in condizioni di povertà relativa; l’Italia, che certo non spicca in modo favorevole in questa classifica, si ferma a un più decoroso 12,2%.

Per un europeo, è molto difficile comprendere come possa una nazione così ricca accettare di lasciare indietro una parte così grande della propria popolazione. Per certi versi, quando ci rapportiamo agli Stati Uniti tendiamo a pensare allo stesso Paese a cui guardarono con speranza i nostri antenati: un Paese pieno di risorse, con grandi opportunità per chiunque fosse disposto a rimboccarsi le maniche.

Non vi è dubbio che gli Stati Uniti fossero davvero, tra Ottocento e inizio Novecento, la terra promessa per quanti, dal sovraffollato continente europeo, scelsero d’inseguire la fortuna oltre Atlantico. A inizio Novecento, un lavoratore nel settore edile americano guadagnava il doppio del suo equivalente britannico, e circa il quintuplo di un lavoratore italiano. D’altra parte, negli Stati Uniti la terra e in generale le risorse naturali abbondavano, mentre la forza-lavoro era scarsa: l’esatto contrario della vecchia Europa. Non solo i lavoratori, anche quelli meno qualificati, spuntavano buoni salari, ma in generale la società americana era molto meno diseguale di quella europea.

Gli Stati Uniti del periodo compreso tra la Guerra Civile (1861-65) e l’inizio del Novecento, dunque, godettero della combinazione ottimale di salari elevati, alta mobilità sociale e bassa disuguaglianza. Questo è lo scenario che ancora alberga nell’immaginario degli Europei, e a cui pensiamo in modo quasi automatico – dimenticando che, come confermato dall’OCSE, gli Stati Uniti di questo primo scorcio di ventunesimo secolo sono di gran lunga la più diseguale delle grandi nazioni occidentali, hanno una bassa mobilità sociale (all’incirca a livelli italiani, per intenderci) e costringono quasi un quarto della loro forza-lavoro ad accettare salari da fame, o comunque molto bassi.

Se vogliamo comprendere le cause immediate della povertà dilagante negli Stati Uniti contemporanei, dobbiamo senz’altro considerare il progressivo degrado della rete di sicurezza sociale, in buona misura per effetto del molto incompleto (da un punto di vista europeo) stato sociale americano. Un Paese ricchissimo, che certamente potrebbe permettersi di offrire aiuto ai suoi cittadini più deboli, esita a farlo. Non solo: pone ciclicamente e pervicacemente in discussione quanto realizzato dalle amministrazioni più sensibili ai temi sociali, come nel caso della lotta dell’amministrazione Trump contro il cosiddetto “Obamacare”.


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