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Il rally piange Sandro Munari, il Drago che fu leggenda a Montecarlo


Sandro Munari è in piedi, sul tetto di una vecchia Lancia Fulvia HF numero 14 di colore rosso: stappa lo champagne, ride felice. Accanto a lui c’è Mario Mannucci, il Maestro. Pilota e navigatore hanno appena vinto il rally di Montecarlo, dopo la neve e il ghiaccio del Col de Turini, superando a sorpresa le favoritissime Porsche e Alpine-Renault. È un gennaio polare del 1972 e un momento iconico dello sport italiano: la consacrazione di uno dei migliori piloti della infinita storia italiana dei motori. Sandro, detto il Drago di Cavarzere. Quanti successi: un campionato del mondo, che allora si chiamava Coppa Fia, un europeo e due italiani, 36 gare di rally (comprese 4 edizioni della prestigiosa corsa monegasca), la Targa Florio con Arturo Merzario. Se n’è andato ieri dopo una lunga malattia, aveva 85 anni.

Miki Biasion: “Mi ha fatto sognare da bambino”

«Ho scritto un messaggio al figlio Matteo. Suo padre mi aveva fatto sognare da bambino. E quel giorno, quando l’ho visto, mi ha cambiato la vita», dice Miki Biasion, l’altra leggenda del rally italiano. Due mondiali, due Coppe del Mondo, un europeo. Il discepolo. Il giorno di cui parla è sempre nel 1972. Sembra un film di Fellini. «Sandro passò dal mio paese, Bassano del Grappa, con Mannucci. Io, quattordicenne, a bocca aperta per l’emozione. Chiesi ai miei genitori di scattarmi una foto accanto alla macchina. “Un giorno diventerò anche io campione, con la Lancia”, promisi». Nessuno meglio di lui può raccontare la grandezza di Munari: «Con quell’auto ha fatto pure scoprire ai costruttori che coi rally si potevano vendere le macchine, ma anche migliorarle».

Quante macchine vendute dopo le sue vittorie

La produzione di Lancia Coupé stava per chiudere: dopo il trionfo nella neve furono venduti 50mila nuovi esemplari. «È stato fondamentale nell’evoluzione che ha portato alla Stratos». Un altro gioiello, con cui vinse il mondiale nel 1977. «Pilota completo». Frank Williams gli aveva proposto la F1, ma all’ultimo momento Cesare Fiorio si oppose perché temeva di perderlo. Fu il primo a frenare col piede sinistro: «Un genio. Per non perdere giri del motore teneva il destro a tavoletta sull’acceleratore e dava dei colpetti di freno col sinistro, senza usare quello a mano».

Il Safari Rally che gli era sempre sfuggito

Biasion racconta che Sandro aveva sofferto per non essere mai riuscito a vincere il Safari Rally, in Africa: «Gli era sempre sfuggito all’ultimo momento, per sfortuna. Accadde anche a me. Quando finalmente ci riuscii, pensai a lui e gli dedicai il successo. Mi telefonò, parlammo a lungo. Da quel momento nacque un rapporto molto forte». Negli ultimi anni si vedevano spesso. «L’ultima volta al mio raduno, “Amiki Miei”». Biasion giura che Sandro il Drago gli mancherà: «E da oggi, nei giorni di pioggia, penserò che sia lui a spruzzare champagne dal cielo, come quella volta dal tetto della Lancia Fulvia rossa».


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