Emilia Romagna

Il pubblico ministero contesta punto su punto le dichiarazioni di Dassilva


Dopo la pausa pranzo è ripresa la tredicesima udienza in Corte d’Assise per l’omicidio di Pierina Paganelli che ha, come unico imputato, Louis Dassilva. Nella prima parte della giornata il metalmeccanico senegalese ha risposto, per quattro ore, alle domande del sostituto procuratore Daniele Paci facendo emergere numerosi “non ricordo” nella ricostruzione dei suoi rapporti con l’amante Manuela Bianchi, nuora della vittima, e sui giorni precedenti al delitto avvenuto il 3 ottobre 2023. Tra le poche certezze, il rapporto burrascoso della Bianchi con la famiglia del marito e le tensioni che ne derivavano durante la relazione extraconiugale della donna col senegalese 36enne il quale, in aula, ha più volte ribadito di non essere uscito di casa la sera dell’omicidio nonostante le continue contestazioni da parte del pubblico ministero dovute, anche, alla poca padronanza della lingua italiana da parte dell’imputato che, per la sua testimonianza, è assistito da una interprete.

Contestazioni inerenti a quanto dichiarato dal 36enne durante l’istruttoria alle quali, Dassilva, ha sempre cercato di fornire delle giustificazioni plausibili al di là del fatto di sostenere di non ricordare alcuni episodi specifici. La mattina del ritrovamento del cadavere, Louis ha ricordato che “Manuela è venuta a suonare al mio campanello. Io l’aspettavo in boxer perchè avremmo dovuto avere un rapporto, e quando ho aperto la porta dell’appartamento l’ho vista impanicata dicendo che aveva trovato una signora nel garage, che sembrava si fosse fatta male. Io gli ho risposto che sarei arrivato, ho socchiuso la porta e cercato qualcosa da mettermi. Quando sono uscito ero scalzo lei non c’era più e io ho preso l’ascensore per scendere. Non ho fatto entrare Manuela in casa perchè ho pensato fosse più importante vestirmi in fretta e correre ad aiutare chi si era fatto male”.

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Una ricostruzione che il sostituto procuratore ha cercato più volte di minare ricordando come, negli altri interrogatori, l’imputato aveva ricordato diversamente quanto avvenuto. Anche il fatto che Dassilva avesse ricordato, nell’immediatezza, di essere sceso facendo le scale, l’imputato ha ribadito di aver utilizzato l’ascensore spiegando di non essersi ricordato bene all’epoca. “Non mi so spiegare perchè, quella volta, avevo parlato di scale. Ero in panico per il ritrovamento e lo scombussolamento di quanto era accaduto e, forse, non avevo capito bene o non ero stato capace di spiegarmi”.

Le contraddizioni di Dassilva

“Uscito dall’ascensore al piano -1 – ha poi aggiunto – ho trovato Manuela e Ion. Lei teneva aperta la porta tagliafuoco e lui con la torcia del telefono illuminava la scena. Si vedeva una persona stesa. Io mi sono affacciato per vedere chi era. In quel momento nessuno aveva capito chi era”. Alla contestazione del pm, che in passato aveva dichiarato di avere il cellulare e acceso la torcia, Dassilva si è giustificato sostenendo che “forse pensavo di averlo, solo dopo sono andato a riprendere il telefonino”.  Dassilva ha poi ricostruito come abbia bussato a tutte le porte del palazzo per poi tornare nel suo appartamento, mettersi le scarpe e prendere il telefonino, e scendere nuovamente nei garage.

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“Per sbaglio – ha spiegato Dassilva – mi sono fermato al primo piano dove ho incontrato la Parise e gli ho detto di quello che era successo nei garage. Ancora non sapevo che la morta fosse la Paganelli e ho ritrovato Manuela e Ion al piano zero, lei piangeva e lui la sosteneva. Stavano chiamando i soccorsi con questi che le avevano detto di andare a controllare se la persona nei garage respirasse. Quindi noi tre siamo scesi nuovamente tutti e tre per andare ad accertarcene. Solo dopo questo Manuela ha riconosciuto sua suocera, io ho toccato il collo del corpo e ho sentito che era già fredda”. Nel corso del dibattimento è emerso che, durante le indagini, ci sono state versioni diverse di Dassilva nel ricostruire quanto accaduto la mattina del 4 ottobre 2023.

Nel pomeriggio l’imputato ha avuto un incontro con Loris Bianchi. “L’ho fatto entrare nel mio appartamento – ha ricordato Dassilva – e mi ha detto ‘giustizi è stata fatta’ sostenendo che quello che era successo non era il lavoro di una sola persona. Non ricordo quanto è durata a mia relazione con Manuela, è iniziata nel febbraio del 2023 e si è conclusa dopo il ritrovamento della Pierina nell’aprile del 2024”. Alla contestazione del pubblico ministero, che ha ricordato all’imputato come in precedenti dichiarazione avesse detto circa un mese, il senegalese si è giustificato sostenendo di “avere avuto paura” per nasconderla il più possibile. “Ho sbagliato”, ha ammesso.

La relazione clandestina con Manuela Bianchi

“E’ capitato, durante la nostra relazione e dopo che Giuliano era stato investito, che Manuela si sfogasse con me dei suoi problemi famigliari”. E’quindi emerso che, nel 2022 prima dell’inizio della relazione clandestina, la Bianchi si fosse sfogata con Valeria sostenendo che, Giuliano, “non le diceva parole dolci e non la portava a letto”. “Io ho sentito quelle parole – ha spiegato l’imputato – e ho deciso di provarci con lei. All’inizio non accettava il mio corteggiamento e aveva anche paura e diceva ‘o tutto o niente’ col fatto che ero sposato. Mia moglie, poi, si era arrabbiata quando aveva scoperto, dopo diversi mesi, che avevo avuto un figlio in Senegal. Lei mi aveva dato il via libera a farlo ma io non gli avevo detto niente e l0 aveva scoperto su internet”.

“Con Manuela ho avuto delle relazioni sessuali anche nel punto in cui è stata uccisa Pierina – ha aggiunto. – Non avevamo problemi a farlo anche nei garage o nei luoghi appartati del condominio. Facevamo attenzione che nessuno ci potesse scoprire. Altre volte a casa sua o a casa mia, in una casa dove andava a lavorare, nelle strade e nei parcheggi appartati. Nelle chat usavamo dei nomi in codice per non farci scoprire. In due occasioni, durante i nostri incontri, si è rotta le costole. Già a febbraio del 2024 avevo detto a Manuela che volevo interrompere la relazione per far credere a mia moglie che fosse tutto finito ma, anche dopo, abbiamo avuto dei rapporti fino ad aprile. L’ultimo è stato il 29 aprile del 2024 nella mia macchina, i nostri rapporti si erano raffreddati già dopo la morte di Pierina e a novembre 2023 mia moglie aveva scoperto tutto. La relazione non poteva più andare avanti, lo sapevano tutti e ho detto a Manuela che era finita. Lei, invece, voleva che scappassimo insieme”. 

Le tanti amanti di Dassilva

Alla domanda della presidente della corte sul perchè non fosse scappato con l’amante, Dassilva ha aggiunto “Io ero innamorato di mia moglie, speravo che Manuela capisse che la stavo prendendo in giro e che tra noi non c’era futuro. Tra l’altro, oltre alla Bianchi, avevo delle altre relazioni clandestine. Con Manuela ero annoiato e, per divertirmi di più, ho avuto altre occasioni e ne ho approfittato ma la mia unica moglie è Valeria”. Tuttavia il sostituto procuratore Paci ha contestato all’imputato che, in occasione dell’ultimo rapporto con Manuela, quest’ultima ha dichiarato il grande amore che aveva per Dassilva con Louis che, dalle intercettazioni, confermerebbe i suoi stessi sentimenti per la donna. Frasi che, però, il senegalese ha dichiarato di non ricordarsi di avere dette. Allo stesso tempo, nel corso del dibattimento, è emerso come Dassilva nello stesso periodo frequentasse anche delle prostitute.

Dassilva: “Avevo paura che Manuela mi incastrasse”

La frase di saluto di quell’ultima notte da parte del metalmeccanico, registrata dalle microspie, è stata: “Io ti amo, non smetterò mai di pensarti ti consiglio di scappare da tutto”. “E’ il mio difetto – si è giustificato – ho sbagliato ad andare con le altre ma, ribadisco, mia moglie è sempre mia moglie. Comunque ho avuto rapporti con Manuela anche dopo l’omicidio perchè ogni occasione era buona per farlo”. In sede di interrogatorio, tuttavia, l’imputato aveva spiegato di avere continuato perchè “volevo tenerla buona, non sapevo cosa aveva per le mani. Nel caso non lo so se volesse fregarmi”.

“Non so come la Bianchi potesse intervenire sul Dna dei vestiti che mi aveva preso il giorno dell’incidente – sottolinea Dassilva – ma era la mia paranoia che mi portava a continuare a tenerla buona”. Una tesi che non ha convinto il pm con quest’ultimo che ha continuato a contestare all’imputato le sue precedenti dichiarazioni sottolineando, allo stesso tempo, che l’unico momento in cui sarebbe potuto essere incastrato era il 3 ottobre del 2023. 

Solo passate le 20, dopo oltre 9 ore di dibattimento, il processo è stato aggiornato al prossimo 13 aprile per terminare l’esame dell’imputato.


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