“Il protezionismo spinse le imprese americane, ma oggi non funzionerà”
MILANO “E’ vero, il periodo che sta più o meno tra la fine della Guerra civile americana e la fine della Prima Guerra mondiale è quello in cui gli Stati Uniti sono diventati la prima potenza industriale al mondo e anche quello in cui le tariffe doganali sono state più alte, era una ‘tariff nation’”, dice Andrea Colli, che insegna Storia economica alla Bocconi ed è esperto di commercio internazionali.
Quindi, professore, ha ragione Donald Trump quando ricorda questa età dell’oro americana e dice che con i dazi imposti potrà tornare?
“Ma siamo in una situazione completamente diversa da quella del periodo a cui si riferisce. Allora, con tariffe medie del 40% in America ci fu un seconda rivoluzione industriale, con la nascita e l’affermarsi di grandissime imprese che prosperavano proprio all’ombra del protezionismo. Ma bisogna tenere presente che la globalizzazione era assai diversa e inferiore a quella di oggi. L’unica concorrenza ai produttori americani poteva venire da quelli europei, si trattava di una faccenda limitata all’Occidente, e certo non si erano affacciati ai mercati internazionali, se non per rarissimi casi, Cina e India”,
Allora è una promessa che non ha senso, quella di Trump?
“La sua mi pare una visione molto miope. Forse, nel breve periodo potrà ottenere maggiori investimenti diretti dagli Stati Uniti da imprese estere che potranno così evitare i dazi, o riportare qualche produzione Usa in patria. Ma di certo, in un mondo dove ormai le interconnessioni sono così ramificate e globali anche nel settore industriale, una politica di questo tipo non favorisce un sistema produttivo orientato all’innovazione, ma solo alla creazione di posti di lavoro. Un repubblicano celebre come l’ex presidente Ronald Reagan, ad esempio, la pensava in modo diametralmente opposto a Trump: il protezionismo non serve agli Usa – sosteneva – perchè non spinge la sua industria ad essere competitiva”
Il premier spagnolo Pedro Sanchez dice che siamo ritornati nel XIX secolo. E’ così?
“Direi di sì, nella seconda metà dell’Ottocento le tariffe protezionistiche americane difendono sia l’industria sia l’agricoltura, in qualche modo anche nella scia della Dottrina Monroe, che predicava l’isolazionismo politico, Negli Anni ‘20 le tariffe scendono; poi, dopo la crisi del ‘29 si assiste in tutto il mondo a un riprendere di politiche protezionistiche, se non addirittura autarchiche. E alla fine della Seconda Guerra mondiale gli Usa spingono invece sulla liberalizzazione dei commerci e sulla cooperazione internazionale, favorendo la nascita del General Agreement on Tarifs and Trade, che poi diventerà il Wto, e in contemporanea aiutando l’Europa con il Piano Marshall e con gli accordi di Bretton Woods”
Ora un’inversione di marcia nettissima.
“Per quello che riguarda il commercio e l’industria forse sarebbe più interessante capire che il consumatore Usa si è rivolto all’estero perché aveva la garanzia di avere rapidamente tutti i prodotti che voleva. E gli Stati Uniti hanno assecondato questa tendenza spostando specie in Asia molte produzioni. Sono gli Usa che non sono stati capaci di reggere la competizione con l’Asia, i cui prodotti sono diventati rapidamente di qualità percepita sufficientemente alta pur mantenendo un prezzo vantaggioso per i consumatori”
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