Cultura

il progetto Beat sbarca in Italia in tour nel 2026. Ecco tutte le date


Il progetto Beat, che riunisce Adrian Belew, Tony Levin, Steve Vai e Danny Carey, ha programmato per l’estate 2026 cinque tappe in Italia. La tournée, organizzata da D’Alessandro e Galli, proporrà dal vivo la reinterpretazione dei tre album che hanno definito la stagione anni Ottanta dei King Crimson, all’interno di alcuni tra i contesti più scenografici del paese.
La vendita dei biglietti seguirà questo calendario: dalle 10 di giovedì 11 dicembre sarà attiva una presale riservata agli iscritti alla newsletter D’Alessandro e Galli, mentre l’apertura generale è prevista alle 10 di venerdì 12 dicembre.

Ecco tutte le date del tour:

  • 30 giugno – Gardone Riviera, Festival del Vittoriale
  • 2 luglio – Pompei, Anfiteatro degli Scavi
  • 3 luglio – Bari, Locus Festival
  • 4 luglio – Perugia, Umbria Jazz – Arena Santa Giuliana
  • 6 luglio – Udine, Castello di Udine

Il gruppo nasce con il proposito dichiarato di portare in tour la musica del periodo “Discipline“: la fase “wave” della band capostipite del prog-rock, durata l’arco di tre album in studio nella prima metà degli anni Ottanta. In effetti, il nome “Beat” è proprio un omaggio a quel ciclo creativo: così pareva doversi chiamare dalle parti del 1980 la rinata band, almeno prima che sua maestà Fripp decretasse che no, il nuovo nome non serviva – erano ancora i King Crimson. Ma la nuova avventura cremisi di Levin, Belew & soci – pur avendo ricevuto l’avallo di Fripp – non poteva rivendicare il titolo regale, ed ecco dunque tornar comoda quella vecchia ipotesi. Asciutta e nitida nel suo indicare la pulsazione ritmica come fondamento del sound e fulcro di una ritrovata vitalità. Quale nome migliore, insomma, per riportare sui palchi la musica di quel periodo di trasformazione, che segnò un prima e un dopo nella storia del rock progressivo (e non solo di quello)?

Quasi due ore di incisioni on stage compongono “Neon Heat Disease: Live In Los Angeles“, un doppio album che rivisita tutti i pezzi cardinali di quella stagione fondamentale, ritrovandoli esplosivi quanto allora. Nei primi anni Ottanta, i King Crimson si allontanarono definitivamente dai cliché progressive, imprimendo una svolta indelebile al filone. Proprio mentre la l’idea di “prog” si cristallizzava e i riferimenti settantiani si affermavano come totem da emulare ad libitum, Fripp, Belew, Levin e Bruford lo riaffermavano come archetipo di un suono lucido e aperto, capace di catturare scintille di futuro.
Come se il titolo “Beat” celasse un cunicolo temporale, quell’idea di futuro è di nuovo qui. Non è un’evocazione nostalgica, ma una rivitalizzazione del suono. Due degli architetti originali, con due nuovi e affidabilissimi compagni di viaggio, consegnano diciannove brani imperdibili per ogni fan. L’esecuzione, affilata e muscolare, dimostra che la forza propulsiva di quel repertorio è tuttora intatta: non è storia, è un vettore ritmico che continua a dettare il passo.




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