Calabria

Il prezzo della guerra alla colonnina. Consumatori e Copagri Calabria denunciano

La rabbia e la sofferenza marcano la linea del tempo dietro le quinte di una vita che si è, purtroppo, complicata. Il Medio Oriente in fiamme ha cambiato la storia del mondo occidentale, già modificata dallo scontro in Ucraina e dai dazi americani. Le quotazioni dei beni energetici continuano a crescere secondo un algoritmo condizionato, inevitabilmente, anche dalle speculazioni oltre che dagli echi della guerra. L’economia è attraversata in queste ore da rincari di filiera che hanno nella paralisi della commercializzazione del petrolio arabo il peccato originale. Uno scontro lontano che, tuttavia, ha finito per depositare i suoi detriti sulle stazioni di servizio di una regione già fragile.
Le famiglie calabresi percorrono ogni giorno distanze più lunghe per lavorare, studiare, curarsi. Il prezzo alla pompa diventa così il primo indicatore di una pressione sociale che rischia di tradursi in un lento ma costante arretramento del potere d’acquisto. Le tensioni internazionali hanno riaperto la stagione dei rincari energetici. Le quotazioni del petrolio rispondono a un algoritmo globale nel quale si intrecciano fattori geopolitici, aspettative speculative e fragilità delle catene logistiche.

Copagri: “Balzo del gasolio agricolo, in dieci giorni un aumento del 46%”

Nei campi calabresi il prezzo corre più forte della logica. Undici dollari in più sul greggio, appena 0,0069 euro al litro, non spiegano, secondo Copagri, il balzo del gasolio agricolo: da 0,92 a 1,35 euro al litro in dieci giorni, un aumento del 46%. «I listini dei sottoprodotti petroliferi hanno cominciato a salire, ma l’impennata del gasolio resta incomprensibile», denuncia il presidente Francesco Macrì. Anche i concimi seguono la stessa traiettoria: consegne rinviate, magazzini improvvisamente vuoti, prezzi più alti del 25-30%. L’agricoltura teme che la speculazione faccia più danni della guerra lontana e Copagri chiede controlli.

Unione Nazionale Consumatori: “L’escalation dei prezzi si sta già trasferendo sui prodotti ortofrutticoli”

Ma anche le associazioni dei consumatori denunciano una tensione crescente sui bilanci domestici. «È evidente che le accise andavano ridotte senza aspettare un mese per accertare la maggiore Iva incassata. L’escalation dei prezzi si sta già trasferendo sui prodotti ortofrutticoli, specie quelli provenienti dalla Sicilia, con un rialzo talmente abnorme che abbiamo presentato ieri un esposto all’Antitrust per verificare se vi sono dei rincari anomali in violazione del decreto-legge 9 settembre 2005, n. 182, intese restrittive della concorrenza o abusi di posizione dominante», accusa Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.


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