Trentino Alto Adige/Suedtirol

Il presidente del Dolomiti Superski: “Traffico e overtourism, montagna da ripensare” – Cronaca



BOLZANO. «Mio papà mi ha insegnato ad andare dritto». Dice così Andy Varallo. E si capisce. Marcello sulle curve ci volava sopra. Giù a picco dalla Streif, dritto per dritto perchè il traguardo così arriva prima e se si cade, niente, ci si è provato.

Andy è il figlio e anche se non fa le libere ha imparato la lezione del papà campione: niente giri dell’oca, se c’è da fare qualcosa la si fa. Sarà l’aria di valle, di quella Badia che bada al sodo – chi dice anche al soldo – e si inventa le cose quasi sempre per prima. Come il Dolomiti Superski. Altra questione quasi di famiglia per i Varallo. A guidarla, da presidente, è stato fino a qualche tempo fa il nonno, Erich Kostner.

Oggi c’è Andy al suo posto, ricambi generazionali a stretto giro. Ma niente favoritismi. Lì le cose e anche le cariche si decidono perché le vogliono tutti. E allora o uno c’è o non c’è, non basta il nome o il cognome.

Un destino il suo?
Ho iniziato presto. Giusto il tempo di fare economia a Bologna e subito ho dovuto rientrare.
La ragione?
Il nonno aveva già 84 anni e deteneva grandi quote del Dolomiti, oltre alla presidenza.
Del tipo?
Gestiva, in maggioranza, le società impiantistiche di La Villa, Corvara e San Cassiano.
Numeri?
Quasi trenta impianti di risalita.
Stato d’animo suo quando le ha chiesto di prendere il testimone?
Un po’ di brividi sì. Ma già il papà mi era stato d’esempio: se devi fare le cose falle, mi diceva, non girarci intorno.
E il nonno?
Stessa cosa. Quando sono entrato in Superski è stato come se mi avessero buttato in piscina da un momento all’altro.
Che intende?
Non mi hanno dato cuscinetti di protezione. Prima vicepresidente nel 2008 e presidente nel 2020.
Poi la coppa del mondo no?
Beh sì, anche quella presidenza del comitato organizzatore, tra Gran Risa e il resto.
Lei ha guardato oltre la stagione invernale per la montagna. E si è quasi inventato l’estate. Vero?
Inventato no, ma la valorizzazione della seconda stagione, oltre a quella della neve mi sembrava inevitabile in quel momento. Si stava rischiando lo stallo e l’assenza di ulteriori prospettive.
È andata bene ?
La Dolomiti Summer ha fatto aumentare del 30% le presenze complessive e naturalmente allungato la stagione in valle, che adesso ha pochi vuoti.
Altre idee?
L’apertura di impianti, le tessere forfettarie, gli investimenti nel marketing e nel marchio che andava valorizzato sul piano della modernità. In quota la clientela vuole qualcosa di più oltre lo sci, si è provato a darglielo in termini di intrattenimento.
E i suoi eredi?
C’è Giulian, senza la “o” e con la “g”, che ha dieci anni e poi Sebastian di sei. L’idea di doverli lasciare per tante ore e a volte per giorni non mi piace. E mi piace sempre meno. Però succede adesso. E la mia sfida è ora quella di conciliare il più possibile loro con il lavoro.
È importante trovare il tempo?
Un genitore vorrebbe trasmettere anche dei valori non solo i giochi. Mi impegno. Dovranno essere migliori di me. E lì serve l’esempio. Io dal papà e dal nonno ne ho avuti di esempi. Ecco, questo vorrei.La nuova parola che percorre valli e montagne è “overtourism .
Troppa gente. Condivide?
Sì e no.
Si spieghi.
In più di tre quarti dell’Alto Adige c’è la possibilità di incontrare la solitudine. Vuoi non vedere nessuno e camminare per chilometri? La scelta è ampia. Certo ci son luoghi, molto pubblicizzati in cui si concentra la presenza turistica. E a sua volta quella fitta presenza c’è in pochi mesi l’anno. In inverno durante le feste e d’estate in agosto. Altrove resta molto spazio vuoto da riempire.
Vorrebbe riempirlo?
Ma no. Serve selezionare e concentrarsi.
Dunque qual è il problema?
Soprattutto il traffico. La montagna non è la pianura, Per arrivare ovunque ci sono valli strette e strade ancora di più. Se un giorno in tanti vogliono andare a Braies o in Gardena si fa la fila. Non è neppure questione di marketing, è che le settimane sono quelle.
Il mordi e fuggi è un problema?
Certo lo è. Servirebbe cultura della montagna. Ma la montagna stessa ultimamente, intendo dopo il Covid, è diventata metà indipendentemente dal marketing.
Servono più impianti?
Direi che serve invece migliorare gli impianti che già ci sono. E aumentare la qualità, invece che solo il numero dei posti letto.
Chi sono i ladini?
Brava gente. Si danno da fare. Io ne so qualcosa.




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