Il plant-based vale 16,3 miliardi in Europa, ma pesa appena il 2,4% sui carrelli

Il mercato dei prodotti alimentari e bevande a base vegetale è consolidato in Europa, ma il suo potenziale è ancora largamente inespresso. È questa la fotografia presentata da Ananda Roy, SVP Global Thought Leadership e Consumer Goods Advisor per l’Europa di Circana, al convegno Plant FWD di Amsterdam: un settore da 16,3 miliardi di euro nei sei principali mercati europei (Regno Unito, Germania, Italia, Spagna, Francia e Paesi Bassi) che cresce del +5,1% su base annua, eppure vale appena il 2,4% delle vendite totali di alimenti e bevande.
A guidare il volume non sono i sostituti della carne, che pesano solo per il 4% della categoria, ma i consumi quotidiani: frutta secca e semi coprono il 45% delle vendite a valore, seguiti dalle alternative ai latticini (21%) e dai pasti pronti (15%). Il plant-based non è più solo imitazione: si sta integrando nelle diete di tutti i giorni.
Il cambiamento più rilevante riguarda chi compra. I vegani e i vegetariani rappresentano circa l’11% della popolazione europea, ma i flexitariani, cioè i consumatori che riducono la carne senza eliminarla, sono balzati dal 21% del 2023 al 31% del 2024. Sono loro il nuovo motore della crescita.
Le performance tra i mercati, però, sono tutt’altro che uniformi. La Germania guida con un +7,2% a valore e +4,2% a volume; la Spagna accelera con un +7,5%. Il Regno Unito, mercato da 4,5 miliardi di euro, segna invece una contrazione dei volumi del -0,7%.
Per Ananda Roy il settore è a un punto di svolta: “Le basi per la crescita sono solide, ma la prossima fase non sarà guidata dal clamore o dalla novità. Dipenderà da quanto efficacemente il settore riuscirà a offrire prodotti che si integrino nei comportamenti quotidiani dei consumatori”. E ancora: “I vincitori saranno coloro che riusciranno a colmare il divario tra gusto, nutrizione e prezzo”.
Il gap economico tra proteine vegetali e animali resta infatti un ostacolo reale. Per retailer e produttori, la sfida non è più costruire consapevolezza, ma trasformare l’interesse in abitudine.
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