Il peggior attacco hacker della storia della Cina
di Gianluigi Perrone*
Quanti sono 10 petabyte di dati? Sono 10mila terabyte. Per farsi un’idea, la Libreria del Congresso americano è di “appena 10 terabyte”. Secondo quanto riportato ieri dalla Cnn, 10 petabyte è la quantità di dati trafugata negli ultimi mesi da un gruppo di hacker al Nation Supercomputing Center di Tianjin, località portuale non distante dalla capitale Pechino. Il Nation Supercomputing Center è la banca dati più grande della Cina, dove vengono custoditi i server dei dataset più ampi ma anche più preziosi del segreto industriale e militare del Paese. Una sorta di “Fort Knox” dei dati elettronici sensibili cinesi, espugnata in un’operazione silente durata almeno 6 mesi (questo il tempo per estrarre ed esportare la mole di dati) senza che i sofisticati sistemi di difesa anti-hackeraggio cinesi se ne avvedessero.
Il dataset trafugato includerebbe informazioni con cui il Centro di Tianjin serve circa 6000 compagnie in tutta la Cina, tra le quali agenzie di difesa del Governo della Repubblica Popolare Cinese, alcune di queste legate all’Aeronautica.
Il gruppo di hacker si è reso noto come FlamingChina. È comparso in rete il 6 febbraio, quando ha diffuso su Telegram alcuni sample di questi dati sensibili. Il fine era quello di provare che fossero reali e metterli in vendita nel dark web tramite criptovalute. Proprio nel dark web, sempre secondo la Cnn, sarebbero comparsi in alcuni forum parte di questi file, rivelandone la natura militare. Stiamo parlando di informazioni di estrema segretezza per la Cina, che vanno dal design di bombe e di missili, simulazioni animate di esplosioni, ai rendering dei Chengdu J-20 Stealth Fighter, i famosi caccia cinesi, e ancora, dalle armi ipersoniche agli schemi dei sottomarini nucleari. Tutto materiale che, sottoposto all’esame di esperti del settore, è stato riconosciuto come genuino.
Un attacco del genere non è solo un danno enorme per l’intelligence cinese, ma anche una trasmissione di tecnologia militare che può rivelare il vero livello di potenza della punta di diamante della difesa cinese (l’aeronautica). Soprattutto può rivelare da dove arriva l’esperienza per costruire questi ordigni, riconoscendone il design. Va da sé che il valore di queste informazioni è inestimabile e ingenera una crisi nel sistema di difesa informatico cinese, noto al mondo per essere inespugnabile.
Il modello del Great Firewall, il sistema di impenetrabilità della rete cinese, è solo velatamente visibile all’utenza normale. Per accedere all’internet esterno dalla Cina e viceversa è necessario l’uso di VPN specifiche (illegali, anche se tollerate), ma la cupola di protezione e segretezza intorno all’intero Paese è molto più articolata e rispecchia una certa tradizione culturale cinese. Una debolezza del genere mette quindi a nudo più di un punto di forza del sistema di difesa cinese, soprattutto agli occhi dei nemici della Cina in un periodo così delicato. I dati sono stati mostrati, a quanto ne sappiamo, per la prima volta due mesi fa, all’inizio di febbraio. Questo può far presumere a un’operazione informatica durata circa un anno, per scaricare e soprattutto per penetrare il sistema di difesa. Si può speculare che i primi a essere “ricattati” per ricevere questi file siano stati proprio i vertici del governo cinese.
Chi scrive ha quindi correlato questo con un altro evento macroscopico per l’Esercito della Repubblica Popolare Cinese. Nel novembre dello scorso anno sono stati arrestati, a seguito di uno scandalo di corruzione non meglio specificato, 6 dei 7 principali ufficiali cinesi, tra cui il numero due dell’Esercito (dopo lo stesso Xi), Zhang Youxia, considerato colui che poteva scalzare al potere il Presidente in caso di un conflitto ufficiale. Ad oggi non si ha alcuna informazione su dove sia e cosa sia successo a Zhang. È scomparso. In quei giorni si era parlato di tentativo di colpo di Stato, di una sparatoria in cui erano rimasti uccisi diversi tra guardie del corpo e soldati. Si è manifestata una rottura all’interno dell’esercito cinese, con l’esodo documentato di centinaia di soldati, che avevano perso il loro punto di riferimento principale, ovvero chi personalmente comandava le forze armate.
I motivi dell’epurazione non sono mai stati resi noti, nonostante la notizia abbia avuto risalto internazionale, e i principali media cinesi abbiano trattato con imbarazzo e confusione la vicenda. Un indizio era venuto dagli Stati Uniti. Un articolo del Wall Street Journal parlava di “rivelazione di segreti sul nucleare”, un tradimento che avrebbe spinto Xi Jinping a togliere la fiducia praticamente al completo apparato ai vertici della difesa cinese. Tuttavia era un’ipotesi considerata poco attendibile, quasi fantasiosa, considerando quanto Zhang fosse da tutta la vita parte integrante del Partito, oltre che impossibile da corrompere, quantomeno con il denaro, essendo egli stesso plurimiliardario.
Alla luce di questo attacco hacker, la “colpa molto, molto, molto grave”, come letteralmente riportava praticamente l’unico bollettino ufficiale governativo, che ha scatenato la rabbia di Xi potrebbe essere proprio questa? Una falla telematica così grande lascerebbe presupporre un’imperdonabile leggerezza o, peggio, una connivenza da pagare cara.
*Host del canale Youtube Genda Giada
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