Il Pd: “La riforma dei porti toglierà risorse alla Liguria, Bucci difenda il territorio e dica no”
Genova. Il Partito Democratico dice no alla riforma nazionale dei porti e chiede alla giunta Bucci di manifestare formalmente la contrarietà della Regione Liguria alla legge di riforma che istituisce la società pubblica Porti d’Italia per accentrare la governance e la gestione delle risorse. Il testo è stato approvato in consiglio dei ministri ma non è ancora approdato in Parlamento.
“Siamo di fronte a una riforma centralista che aumenta la burocrazia, allontana i centri decisionali, indebolisce la pianificazione portuale e svuota le Autorità di sistema, riducendole a meri enti dedicati esclusivamente alla ordinaria amministrazione e poco altro. Per questo abbiamo presentato un ordine del giorno“, afferma il consigliere regionale e segretario ligure Davide Natale, primo firmatario del documento che verrà presentato in aula tra due settimane.
“Le risorse che vengono prese dalle tasse sugli ancoraggi e le tasse sul trasbordo delle merci con questa riforma vanno al centro – prosegue Natale -. La società Porti d’Italia, insieme al ministero delle Infrastrutture e al Mef, deciderà attraverso l’accordo di programma quali sono gli investimenti da fare. È un modo veramente borbonico di pensare alla gestione del territorio del nostro Paese. Si parla molto di autonomia differenziata, ma si pratica poco. Addirittura Bucci in qualche suo intervento diceva che sono poche le risorse che arrivano sui territori e che sono troppe le risorse che vanno al centro. Vi faccio un esempio: sapete qual è quota delle concessioni dei terminalisti che andrà verso il centro? Al massimo l’85%, quindi vuol dire che sul territorio rimane il 15%. Quindi noi chiediamo a Bucci di difendere il territorio”.

Con la riforma il documento di programmazione di sistema strategico verrà adottato direttamente da parte del Mit e non più dal comitato di gestione in conferenza dei servizi. Il Mit inoltre potrà promuovere e proporre al comitato di gestione varianti al piano regolatore portuale. La riforma include anche il cosiddetto “emendamento Spinelli“: il mutamento di destinazione d’uso nell’ambito della medesima categoria funzionale non si considera un’alterazione della struttura del piano regolatore.
Cosa può fare in pratica la Regione Liguria? “Dovrebbe fare squadra con le altre regioni che si stanno muovendo per dire che è una riforma che va ripensata. Secondariamente, c’è la Conferenza Stato-Regioni: in quella sede la Regione Liguria può pronunciarsi in maniera formale contro questa riforma. Noi chiediamo che valgano maggiormente gli interessi dei liguri e meno quelli dei partiti, in particolare della Lega”.
Secondo i dem serve “una sinergia e un coordinamento a livello nazionale, rafforzando il ruolo della Conferenza nazionale delle Autorità di sistema portuale prevista dalla riforma Del Rio, ma non si deve sostituire la pianificazione territoriale sulle scelte fondamentali che riguardano lo sviluppo dei singoli sistemi portuali. È impensabile che gli interventi di manutenzione straordinaria e la realizzazione delle infrastrutture portuali vengano decisi a livello governativo in modo autonomo in un rapporto diretto tra i ministeri e la nuova società Porti d’Italia, partecipata dagli stessi ministeri”.
Per il Pd ci sono anche rischi per l’occupazione: “Il problema principale è quello della programmazione, che non è più in capo alle Autorità di sistema portuale – rileva Natale -.Anche il documento di programmazione strategica verrà fatto in sinergia con il Governo e il segretario generale dell’Autorità portuale verrà nominato dal presidente del comitato di gestione, ma con il parere del ministero. Se tu non hai più la possibilità di pianificare e di programmare, anche le imprese avranno difficoltà a pianificare e programmare. E quindi, se non sai quali sono le risorse che arriveranno sul tuo territorio, difficilmente saprai che tipo di risposte dare alle imprese e, di conseguenza, al mondo del lavoro”.
“Il presidente Bucci rivendica da tempo maggiore autonomia per le Regioni e sostiene che le risorse generate dai porti debbano restare sui territori. Se quelle parole sono vere, non può avallare una riforma che va nella direzione opposta, che centralizza le scelte e sottrae risorse alla Liguria. Se davvero crede nell’autonomia e nella difesa degli interessi dei nostri porti, sostenga la nostra proposta senza ambiguità. In caso contrario, le sue dichiarazioni si ridurrebbero a impronte sulla sabbia pronte per essere cancellate alla prima onda”, conclude il Partito Democratico.




