Marche

Il Parco Nazionale Gran Sasso e Monti della Laga (e dei Monti Gemelli): tre ambienti per un solo Parco

REPORTAGE – La provincia di Ascoli Piceno presenta, all’interno dei suoi confini amministrativi, interessanti borghi storici e realtà monumentali di grande valenza storica e architettonica; ospita, inoltre, estese porzioni di due Parchi Nazionali, il Parco Nazionale dei Monti Sibillini e il Parco Nazionale del Gran Sasso-Monti della Laga. In questo e nel prossimo articolo, cercheremo di approfondire la conoscenza del Parco più vicino alla città picena, quello del Gran Sasso-Monti della Laga

Tre ambienti, un solo Parco (ph G. Vecchioni). Dall’alto, il maestoso Paretone del Gran Sasso d’Italia (versante teramano); le arenarie della Laga (area di Vallepezzata); una capanna pastorale in pietra a secco (una caciara) della Montagna dei Fiori (dei Monti Gemelli)

 

di Gabriele Vecchioni

 

Il Parco Nazionale Gran Sasso-Monti della Laga racchiude territori appartenenti, dal punto di vista amministrativo, a tre regioni: Abruzzo, Marche e Lazio. In realtà, l’area protetta è quasi tutta “abruzzese” perché i nove decimi della sua superficie sono (ri)compresi nei confini regionali dell’Abruzzo; le aree appartenenti alle regioni Marche e Lazio sono pertanto marginali ma sono ricche di importanti peculiarità.

 

 

Escursionista al Ceppo, d’inverno (ph C. Ricci)

Escursionista al Ceppo, d’inverno (ph C. Ricci)

L’area del comprensorio del Parco Nazionale occupa una superficie di 148.935 ha, e­stesa in tre regioni (Marche, Abruzzo e Lazio) e all’interno della quale vive una popola­zio­ne di circa 7000 anime. Il Parco è stato istituito nel 1995 con diversi atti istituzionali (L. 394 del 06.12.1991 e DD.MM. del 4.12.1992 e del 04.11.1993; D.P.R. del 5 giugno 1995 (pubbl. G.U. 181 del 04.08.1995). L’ente gestore è l’Ente Parco, con sede ad Assergi (AQ).

 

 

La valle delle Cento Fonti. Sullo sfondo, il massiccio del Gran Sasso (ph C. Ricci)

 

L’ambiente fisico. Il Parco Nazionale comprende ambienti diversi, con diverse storie geologiche: il massiccio calcareo del Gran Sasso d’Italia che include il più importante rilievo dell’intera catena appen­ninica (il “tetto” dell’appennino peninsulare, il Corno Grande, 2912 m) e la Formazione arenacea della Laga. In realtà, c’è anche un gruppo minore, la piccola dorsale calcarea dei Monti Gemelli (la Montagna dei Fiori e quella di Campli), più vicina alla costa adria­tica.

 

 

 

 

Il Gran Sasso. Il comprensorio del Gran Sasso d’Italia è calcareo, arido, con splendide pareti rocciose ed evidenti fenomeni carsici; quello della Laga, composto da rocce arenarie e marnose, è ricco di acqua e di boschi, con bellissime cascate. «Di conseguenza, una flora e una fauna diversificate, con i due massicci, letteralmente incastrati tra di loro nell’Alta Val Vomano, che sono in perfetta continuità ecologica (Reg. Abruzzo)».

 

 

 

Lo splendido panorama che si gode dal Lago dell’Orso (Monti della Laga). La vista spazia sull’intera catena del massiccio del Gran Sasso d’Italia (ph D. Cornacchia)

Il Gran Sasso d’Italia era denominato Fiscellus Mons dai Romani per la sua posizione centrale nella penisola (il termine fiscellus indicava l’ombelico). Una pubblicazione recente del Parco lo descrive come «il regno delle nevi perenni, delle rocce e del vento, dove il tempo sembra essersi fermato, per cedere il passo a una natura monumentale e incontaminata».

 

 

 

Ricordiamo – a titolo informativo, perché con il rialzo della temperatura dovuto all’inconfutabile cambiamento climatico, ormai non ne è rimasta quasi traccia – che in una valle del Gran Sasso, sul versante settentrionale del Corno Grande, c’è il Calderone, il ghiacciaio più meridionale d’Europa (fin dal 2019 è stato declassificato a glacionevato, un accumulo di neve e ghiaccio senza una delle caratteristiche dei ghiacciai, quella del movimento verso valle).

 

 

Transumanza di stelle. Osservazioni astronomiche a Campo Imperatore (ph G. Zucchetti)

Altra particolarità geomorfologica degna di nota è il bellissimo piano carsico di Campo Imperatore (un’area lunga 25 chilometri e larga 8), compreso tra i 1600 e i 2000 m di quota, mèta turistica d’eccellenza, servita da una moderna cabinovia.

 

 

 

«Campo Imperatore è infinito, un oceano di pascoli lambiti dalla nebbia portata dal vento. Potrebbe benissimo essere Tibet (Fosco Maraini, 1937)».

 

 

La celebre citazione ben definisce la conosciuta location, legata anche a eventi storici: i fiorentini Medici, facoltosi mercanti di lana, avevano comprato interi paesi (uno per tutti, Santo Stefano di Sessanio) vicino a questa piana che, nel Cinquecento, ospitava centinaia di migliaia di pecore al pascolo; qualche secolo più tardi (nel settembre del 1943), il luogo fu teatro del rocambolesco riscatto del Duce dalla prigionia, grazie all’Operazione Quercia, da parte di paracadutisti tedeschi. Infine, in tempi più recenti, Campo Imperatore è stato il credibile scenario di diversi film (da “Il deserto dei Tartari” ai western all’italiana).

Anche aree vicine sono state utilizzate come set cinematografici: uno è “Lady Hawk”, alla Rocca di Calascio; l’altro è “Il nome della rosa” che, in alcune sequenze iniziali, sfrutta il fascino arcaico della rocca per rappresentare l’ambiente monastico medievale.

 

Bosco appenninico nella stagione invernale (ph N. Cesari)

Un’altra interessante peculiarità (soprattutto per l’emozionante impatto visivo sull’osservatore) è costituita dal cosiddetto Paretone, l’imponente, precipite parete rocciosa (ben 1600 m di altezza!) del versante teramano del Gran Sasso.

 

Le nebbie autunnali avvolgono uno dei borghi della Laga (questo è Laturo, ph F. Panchetti)

La Laga. Più a nord del Gran Sasso, si estende il triangolo arenaceo dei Monti della Laga, uno degli ambienti più suggestivi del Parco: boschi a perdita d’occhio, cascate, il lago artificiale di Campotosto più grande d’Europa, con un bacino di circa 16 km,q e il segno forte dell’uomo (mulattiere, sentieri, eremi, case) sul territorio.

 

 

Nell’ambiente (della Laga) sono evidenti i fenomeni erosivi, dovuti sia dai ghiacciai del Qua­ternario sia all’erosione idrica: il risultato è uno straordinario paesaggio di valli incassate, circhi glaciali e numerose cascate.

 

 

Ricordiamo che l’o­ronimo “La­ga” viene dal latino laca, plurale del neutro lacum, a indicare la presenza di una grande quantità di acqua: dall’area hanno origine diversi fiumi (localmente) importanti come il Tordino, il Vomano, il Tronto e il suo affluente principale, il Castellano.

 

 

Le arenarie della Laga (area di Olmeto-Laturo); in secondo piano, le Porchie, poderose balze calcaree della Montagna dei Fiori (ph G. Vecchioni)

Qui di seguito, un approfondi­mento dedicato alla geo­gra­fia della Laga, con una breve sin­tesi della sua “nascita”.
I Monti della Laga sono situati tra i gruppi calcarei dei Monti Sibillini e del Gran Sasso e hanno un’e­stensione di circa 540 kmq.

A nord, il confine geografico della Laga è costituito dal corso del fiume Tronto, la cui valle la di­vide dal massiccio dei Sibillini; a sud, il Vomano costituisce la linea che la divide dalla dorsale del Gran Sasso; a ovest, è an­cora il Tronto a costituire il li­mite del Gruppo, un confine che poi continua da Amatrice fino all’altopiano di Campotosto; a est, la linea di separazione passa per la val­le dove si sviluppa la strada per Cro­gnaleto e Valle Castellana.

 

L’imponente massiccio del Gran Sasso da una delle strade interne del Teramano (ph G. Vecchioni)

I Monti della Laga si distinguono dall’ambiente dei gruppi montuosi viciniori sia per la costituzione (la loro natura geologica non è calcarea ma are­naceo-marnosa) sia per la loro genesi, due ca­rat­teristiche che fanno attribuire loro, dai geologi, il no­me di Formazione della Laga.

 

L’orogenesi della Laga è legata al sollevamento della massa di sedimenti fangosi accumulatisi (in tempi geologici, cioè in milioni di anni) nella fossa abissale ma­ri­na che qui esisteva nel Miocene (circa 8 milioni di anni fa).

 

Il Gran Sasso comin­ciò ad emergere dal fondo del mare 7 milioni di anni fa mentre le correnti marine trasportavano detriti argillosi che andavano a riempire l’abisso del quale abbia­mo detto. La colmatura della fossa abissale si completò circa 6 milioni di anni fa; i materiali depositati erano composti da argilla e limo, materiale incoerente mol­to fine, portato in sospensione dall’acqua.

 

Escursionista ai piedi della cascata della Morricana (ph A. Palermi)

Successivamente (nel Pliocene infe­rio­re, 5-4 milioni di anni fa) i sedimenti, ormai trasformati in roccia dalla diagenesi, ini­ziarono a sollevarsi; il processo durò fino al Pleistocene medio (1,5 milioni di anni fa), quando l’assestamento ebbe termine e la Laga assunse la fisionomia attuale.

 

I Gemelli. L’ultimo gruppo montuoso, i Monti Gemelli, costituisce, dal punto di vista geologico, un territorio calcareo isolato, cir­condato da una vasta regione collinare, adiacente alla Formazione della Laga. Ai Gemelli, Cronache picene ha dedicato diversi articoli (ai quali rimandiamo).

 

I Monti Gemelli (Montagna dei Fiori e Montagna di Campli), costituiscono un’isola cal­ca­rea nel “mare di colline” del Te­ramano e sarebbe opportuno, considerando la loro im­portanza storica e natura­li­stica, inserire l’oronimo nella titolazione del Parco. La rap­presentatività di tutte le componenti geografiche nel nome dell’isti­tuzione è importante, non foss’altro per ragioni di visibilità: c’è già un precedente con il Parco Nazionale d’Abruzzo che ha modificato il nome, qualche anno fa.

 

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