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Il Paese che c’è intorno alla Champions


Quattro delle ultime sei Champions sono proseguite dai quarti di finale in poi senza squadre italiane. Il nostro bisogno di spiegazioni per ogni fenomeno ci ha spinto a cercare dei motivi, allo stessa maniera in cui nel triennio 2023-2024-2025 ne abbiamo cercati, e perfino trovati, alle due finali dell’Inter, la semifinale del Milan, il quarto di finale del Napoli, più quattro semifinali con due finali e un titolo in Europa League, più due finali e una semifinale in Conference League. Tutt’altro che il disastro e le macerie di cui stiamo parlando in queste ore. Del resto, prima che fosse introdotta la classifica annuale UEFA che assegna un posto in più per la Champions successiva, guardavamo solo quella quinquennale che ne distribuisce quattro: dove la povera serie A è tuttora al 2° posto dietro l’Inghilterra.

Ma le verità del calcio sono scritte sul bagnasciuga. Passa un’onda e bisogna riscriverle. È sempre stato così. È fatale perfino che si trovino risposte in argomenti masticati e rimasticati fino alla noia. Poca intensità, poca qualità, pochi giovani. Troppi falli, troppe interruzioni, troppi stranieri. O poco o troppo. È il processo naturale che accompagna una delusione. Dovunque. Sui giornali inglesi, in queste stesse ore, si leggono ragionamenti simili sulla Premier League per l’eliminazione di quattro squadre su sei. Cose simili e opposte.

Eppure, presa una per una, ogni singola voce della crisi – a cui si aggiunge una Nazionale non ancora qualificata ai Mondiali dopo averne saltati due – pare insufficiente a spiegare la distanza da un Arsenal, un Liverpool e un Bayern. Sommate tutte insieme, poi, non spiegano perché si va fuori con il Galatasaray o con il Bodoe/Glimt. Caschiamo nella nostalgia del passato. Il miglior campionato del mondo, ci diciamo. Ma la misura di quella grandezza non è nell’albo d’oro della Champions. Dopo le due Coppe del Milan di Sacchi – figlie di un’altra formula (9 partite in tutto) e senza inglesi al via – negli anni dell’opulenza 1991-2007 l’Italia ne ha vinte 4 su 17. Non è il dato di quell’egemonia che ci raccontiamo. Anche quando eravamo re, non vincevamo così da re. In quegli stessi anni 1991-2007, la serie A vinse invece 8 Palloni d’oro, 19 giocatori sul podio, altri andò a comprarne.

Prima dell’intensità, della qualità, dei giovani, dei falli, delle interruzioni e dei calci d’angolo, allora il punto è questo. Il punto è il cast del film, prima del film. Negli ultimi 20 anni, il reddito reale dei cittadini UE è cresciuto del 22% tranne che in due Paesi. La Grecia e l’Italia (dati Eurostat del novembre scorso). Abbiamo un calcio più povero perché siamo un Paese più povero. In tutto. Abbiamo chiuso ospedali, accorpato scuole, tagliato servizi comunali. Una sola Champions negli ultimi 19 anni è un riflesso di un benessere perduto, in uno sport nel quale perfino chi ha i soldi certe volte prende una traversa. Figuriamoci senza.


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