«Il pacemaker è posizionato male». Risarcimento di oltre 115mila euro per i figli della paziente di Civitanova
CIVITANOVA Il pacemaker viene posizionato male, l’azienda sanitaria dovrà risarcire oltre 115mila euro. Lo ha stabilito la Corte d’Appello di Ancona che ha accolto il ricorso presentato dai figli della donna (che nel frattempo è deceduta) e rigettato l’appello presentato dall’Ast.
La ricostruzione
Il fatto risale a luglio del 2009 quando una civitanovese all’epoca 68enne si era recata all’ospedale cittadino dove era stata sottoposta a un intervento di impiantato del pacemaker. La donna fu poi colpita da un’ischemia cerebrale a causa di micro-emboli. Un anno dopo, in un altro ospedale si accorsero che il pacemaker era posizionato male e la donna fu operata nuovamente.
A quel punto la civitanovese, tramite l’avvocato Roberto Bruzzesi dello studio Formica, citò in giudizio l’azienda sanitaria per chiedere il risarcimento del danno. In primo grado il giudice civile del Tribunale di Macerata dispose una consulenza tecnica all’esito della quale, nel 2021, condannò l’azienda sanitaria al pagamento di un risarcimento di 85.826 euro.
La sentenza fu impugnata sia dalla donna sia dall’azienda sanitaria, quest’ultima contestò le conclusioni della perizia chiedendo l’esclusione della propria responsabilità. I consulenti di parte infatti ipotizzarono che gli esiti dell’errore dell’ospedale non potessero essere stati altro che alcuni giorni di inabilità temporanea necessaria a posizionare il pacemaker in maniera corretta. Con i due appelli proposti il caso finì quindi all’attenzione dei giudici dorici che disposero il rinnovo della perizia. Il deposito delle conclusioni richiese oltre un anno, nel frattempo, nel corso del processo di appello, la civitanovese è deceduta e la battaglia legale è stata portata avanti dai figli.
La seconda perizia
Sulla base di quanto riscontrato dai periti i giudici dorici hanno quindi stabilito che «è incontrovertibile che erroneamente l’elettrocatetere del pacemaker fu installato in camera ventricolare sinistro invece che in quello destro. Conseguenza dell’errato intervento – aggiungono – è stata la genesi e la propagazione nel circolo arterioso di micro-emboli, a loro volta causa dell’ischemia cerebrale che colpì la donna durante la degenza. Tale evento invalidante non venne prontamente diagnosticato e nemmeno minimamente sospettato, con conseguente omissione di una terapia antitrombotica. Le ischemie hanno determinato una lesione a carico dei nuclei della base dell’emisfero cerebrale destro, nonché un danneggiamento dei centri semi-ovali». Per la Corte d’Appello dunque la responsabilità dell’azienda sanitaria è conclamata e ha respinto l’appello.
In merito alla quantificazione del danno, invece, i giudici hanno stabilito che i figli della civitanovese dovranno essere risarciti con una somma superiore rispetto a quella stabilita in primo grado e pari a oltre 115mila euro. L’azienda sanitaria è stata condannata anche al pagamento delle spese di giudizio, più di 28mila euro tra primo e secondo grado.




