il nuovo ritratto degli italiani sotto le lenzuola
Coppie stabili sì, ma non sempre fedeli. E ancora: app di dating usate non solo per avventure fugaci, fantasie erotiche come motore del desiderio e sostanze per abbattere inibizioni.
È un mosaico complesso e in parte sorprendente quello che emerge dall’ultima indagine della Federazione Italiana di Sessuologia Scientifica (FISS), che accompagna la XI Settimana del Benessere Sessuale, in programma dal 6 al 12 ottobre.
Il dato che colpisce di più? Uno su tre ammette di aver tradito o di tradire il partner, nonostante l’81% dichiari di vivere una relazione stabile.
E le app di incontri, spesso considerate strumenti “di passaggio”, diventano invece luoghi in cui si costruiscono anche storie durature: il 12% del campione ha conosciuto lì l’attuale compagno o compagna.
Fantasie, distanza e nuovi linguaggi dell’intimità
La sessualità degli italiani appare fluida e tecnologica. Due persone su tre separano attrazione fisica e sentimento romantico. Chi vive una relazione a distanza (il 7%) ricorre a sexting e videochiamate hot per mantenere viva la complicità.
Il 62,9% si affida alle fantasie erotiche per accendere il desiderio: prevalgono quelle a sfondo feticistico, segno che la creatività, in camera da letto, resta un ingrediente centrale.
Sesso e sostanze: luci e ombre
Un quarto degli intervistati dichiara di fare uso di sostanze durante i rapporti, soprattutto in coppia e per aumentare eccitazione e disinibizione.
Ma accanto a questo fenomeno emergono dati preoccupanti: più della metà (56%) non pratica sempre sesso sicuro, esponendosi a malattie sessualmente trasmissibili, mentre il 50% non utilizza regolarmente metodi per prevenire gravidanze indesiderate.
E se il 98% parlerebbe apertamente con il partner in caso di contagio, resta quel 2% che non lo farebbe, per timore di essere giudicato o abbandonato. Un segnale di fragilità che, secondo gli esperti, riflette la persistenza di tabù e stigma.
Identità, educazione e salute pubblica
L’indagine fotografa anche una società più aperta e diversificata: l’1% si riconosce come transgender o gender variant e il 22% come pansessuale.
Una varietà di identità e orientamenti che, sottolinea la psichiatra e sessuologa Anna Gualerzi, richiede “un’educazione sessuale e affettiva integrata, inclusiva e rispettosa”.
Non solo: il 38% ha sperimentato disfunzioni sessuali, spesso non trattate per vergogna o mancanza di informazioni, con conseguenze pesanti sulla salute psicologica e sulla qualità della vita.
“Questi dati – avverte Gualerzi – mostrano che la scarsa consapevolezza sessuale e affettiva può portare a relazioni disfunzionali, con rischi che vanno dalla violenza fino a casi estremi come infanticidi legati a gravidanze non desiderate. È essenziale facilitare l’accesso a professionisti specializzati e promuovere un’educazione capillare per tutelare non solo l’individuo, ma l’intera collettività”.
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