Il movente non regge alla prova della logica, continueremo a combattere

Una presa di posizione netta e accorata quella di Anna Chiara Amato, figlia del medico Giampaolo, condannato all’ergastolo in primo grado per gli omicidi della moglie, Isabella Linsalata, e della suocera, Giulia Tateo, che ha inviato una lettera alla redazione di Ansa ed E’Tv in merito alla vicenda che ha travolto la sua famiglia.
La giovane, che si definisce “la figlia di un presunto assassino”, contesta la narrazione processuale e mediatica, affermando che la storia della sua famiglia “continua a essere travisata” e denunciando la diffusione di “troppe informazioni semplicemente sbagliate”.
Autopsia: “Non l’ha chiesta nostra zia”
Anna Chiara ha deciso di affrontare punto per punto quelli che definisce “elementi del tutto falsi” emersi durante le indagini e il processo. Smentisce ad esempio che sia stata la zia (sorella della madre), poi costituitasi parte civile, a richiedere l’autopsia: “È stata una decisione presa da mio fratello, insieme a mio padre” scrive per “dissipare eventuali dubbi su malattie genetiche. È stata richiesta dall’uomo che adesso è in carcere per gli asseriti esiti della stessa. Fa riflettere, no?”
Respinge anche l’accusa che il padre avesse suggerito la cremazione per occultare prove. Secondo la testimonianza di Anna Chiara, la discussione è avvenuta dopo che la salma era già stata prelevata per l’esame autoptico, rendendo “qualsiasi asserito tentativo di ‘occultare prove’ totalmente privo di senso”.
Dai sospetti di omicidio alla condanna all’ergastolo: il caso Amato, dall’inizio
“Il movente non regge alla prova della logica”
La lettera affronta poi il tema delle proprietà e dell’eredità. “Mio padre ha immediatamente rinunciato all’eredità”, mentre Anna Chiara e il fratello, rispettivamente un medico di 28 anni e un avvocato di 32, sarebbero “tutto fuorché influenzabili o manipolabili”, sarebbero quindi “gli unici ad aver espresso una contrarietà netta rispetto alla relazione di nostro padre siamo sempre stati solamente io e mio fratello”, scrive. Quanto al movente quindi, secondo la figlia di Amato “cambia di volta in volta proprio perché nessuno regge alla prova della logica”. E continua: “Perché un uomo che già intrattiene una relazione extra-coniugale alla luce del sole dovrebbe nuocere alla moglie?” Quindi, si chiede “è ragionevole comminare un doppio ergastolo senza movente?”
“Continueremo a lottare”
Anna Chiara non risparmia critiche al contesto delle relazioni familiari e amicali, interrogandosi sulla presunta “reticenza” degli amici più stretti della madre, anche loro medici, che avrebbero saputo dei timori di avvelenamento ma “non hanno fatto, detto o denunciato nulla”.
Nonostante tutto, Anna Chiara assicura che la battaglia non è finita: “Mia madre mi ha insegnato a fare la cosa giusta… E mio padre mi sta insegnando, giorno dopo giorno, che cos’è davvero la forza d’animo: affronta con una determinazione quasi sovrumana la gigantesca ingiustizia che gli – e ci – è piombata addosso.”
Con un ultimo, forte virgolettato, conclude la sua lettera: “Noi continueremo a combattere.”
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