Cultura

Il Mostro tra curiosità, retroscena e aspettative: dalla lavorazione iniziale ai presupposti per la seconda stagione

Il Mostro di Stefano Sollima si conferma di essere uno dei prodotti seriali più visti su Netflix. In questi mesi si è detto e scritto di tutto sulla miniserie che ripercorre i fatti di cronaca risalenti agli anni che vanno dal 1968 al 1985. La scia di terrore lasciata da quegli omicidi è ancora oggi molto presente nell’immaginario collettivo del Paese. Infatti il regista di Romanzo Criminale – La Serie e Gomorra – La Serie parte proprio da questo: inizia a ragionare sulla coercizione che può dare un sentimento astratto come la paura eppure molto presente nella quotidianità di chiunque abitasse le strade della provincia di Firenze in quel periodo a cui si cerca – ancora oggi – di dare una dimensione.

Il regista romano ragiona proprio sul senso di impotenza e debolezza dei cittadini che si ritrovano, loro malgrado, coinvolti in una spirale di scelleratezza che sembra non fermarsi. Quei delitti efferati insanguinarono le colline toscane arrivando persino a includere nel lessico quotidiano la parola serial killer. In Italia non c’era ancora il concetto di omicidio seriale, almeno non con questa consapevolezza che ha fornito – nel tempo e nello sviluppo di ogni singola situazione limite – una vicenda così netta e complessa.

Il Mostro, l’indagine diventa una serie tv

Otto coppie furono trucidate mentre si appartavano in auto. 16 vite spezzate, la stessa arma (una calibro 22) e un’unica potenziale pista da percorrere: i proiettili Winchester, serie H, mai trovati. Quindi questa ricerca comincia con un fine, ma senza mezzi apparenti. Tante possibilità che danno vita a un mosaico di personalità – nonché possibili indiziati – con cui fare i conti e, in qualche maniera, misurarsi.

Il Mostro di Stefano Sollima è possibile la seconda stagione
Il Mostro di Stefano Sollima potrebbe avere una seconda stagione (Ufficio stampa Netflix) -Cineblog

Un confronto costante animato dalla necessità di risposte e la voglia di chiarezza. Suggestioni che, per quanto riguarda la cronaca, sono vive ancora oggi. Ecco perché serve, fra le altre cose, un lavoro del genere: il cinema può giungere dove spesso non arriva la lucidità collettiva. Rivedere sullo schermo una vicenda tale permette anche a chi di dovere di mettere ordine in un mosaico apparentemente sempre più intricato.

Sollima cambia prospettiva

Il Mostro, oltre a partire da fatti realmente accaduti, ha la pretesa (quasi come se ci trovassimo al cospetto di una scommessa vinta) di attualizzare una stasi che ha attanagliato questo tipo di vicende per anni. Sollima e i suoi collaboratori non hanno fatto altro che, idealmente, togliere la polvere da sotto al tappeto. Sono andati a vedere cosa si celasse e hanno cominciato a mettere in ordine i tasselli, senza la pretesa di fornire una soluzione. Semmai l’ultimo fine è quello di mostrare il quadro completo affinché poi ciascuno si faccia la propria idea.

Il Mostro possibile seconda stagione diretta da Stefano Sollima
Stefano Sollima ripercorre l’inchiesta del Mostro di Firenze (Ufficio stampa Netflix) – Cineblog

Quello che Sollima aveva cercato di fare con Romanzo Criminale prima e Gomorra poi, con la differenza che in quei casi la grammatica della violenza era molto netta e preponderante. Anche proprio sul piano della resa dell’azione e delle ripercussioni sugli interpreti. I personaggi erano tutti volti a fare del male: c’era, in larga parte, il linguaggio rude e spietato che precede i colpi. Stavolta, ne Il Mostro, si parte da una normalità disarmante. Una quiete apparente che crea pathos e alza la tensione ai massimi livelli per poi destrutturare tutto strada facendo.

La pista sarda tra luci e ombre della provincia

Stavolta a farla da padrone non è soltanto il sangue, ma i legami – anche obbligati – e gli intrecci che esso può evocare. Si comincia infatti dalla figura di Silvia Della Monica, unica donna della squadra investigativa. A lei il compito di guidare una ricerca spasmodica di collegamenti, indizi e qualche riferimento in un intreccio di false piste, pregiudizi e ossessioni. Il Mostro è un costante richiamo agli enigmi e anche alle ombre che questa vicenda si porta dietro dalla sua nascita fino a oggi.

La serie di quattro episodi comincia a ragionare su quella che, attualmente, viene definita pista sarda e si snoda attorno alla figura di Stefano Mele. Uomo profondamente fragile, condizionato dal proprio ambiente familiare, che funge da riferimento per una comunità sarda stabilitasi in Toscana durante gli anni più importanti per la diffusione di un certo tipo di delitti. Arrivano i primi arresti, ma le uccisioni non cessano: la ricerca di un colpevole, vero o presunto, continua per provare a mettere la parola fine a un complicato puzzle culminato in un giro di vite spezzate.

Superstizione e repressione

Sollima, ne Il Mostro, non propone soluzioni: mostra sentieri da percorrere eventualmente. Ogni episodio analizza le evoluzioni e la possibile parabola di un potenziale indiziato. Con lo stesso garbo e l’identica voglia di chi per primo spera di capirci qualcosa. In tutti i suoi lavori Sollima mette al centro una cifra stilistica ben definita, stavolta sceglie di lavorare per sottrazione e fare un lavoro di cesello che parte dall’analisi dei faldoni giudiziari. Già quelli sono una sceneggiatura a cui attingere.

Infatti la forza della serie è proprio la precisione di scrittura e l’attenzione ai dettagli, troviamo poi il ritratto di un’Italia che va oltre la fredda cronaca: un Paese sospeso tra superstizione e repressione. La provincia toscana finisce sotto i riflettori con tutto quello che può voler dire a metà degli anni ’80. Tornare indietro nel tempo per cercare analogie con il presente e guardare, se possibile, al futuro. Il Mostro, a tal proposito, avrà una seconda stagione?

Pietro Pacciani e la possibile seconda stagione

La possibilità – anche se non è ancora confermato nulla – esiste. Anche perché il finale del primo capitolo è aperto. Si vede, in lontananza, quasi come fosse un villain da scoprire un po’ alla volta, la sagoma di Pietro Pacciani. Sollima non ha voluto, di proposito, parlarne subito. La scelta con i suoi collaboratori e autori è stata di prendere tutto molto alla larga per far notare come l’umanità della provincia (e anche di una certa Italia) sia in realtà dominata da desiderio di controllo derivante dal terrore dell’ignoto. Tutte suggestioni molto violente che possono portare a uccidere, ma più largamente reprimono. Le coscienze, le anime e ogni possibilità di crescita. Una violenza sottaciuta ma presente, quasi come se fosse un inferno di cristallo entro cui si finisce intrappolati.

Da questo assunto, e da come il silenzio possa pesare rispetto all’eredità collettiva e morale del Paese, potrebbe ripartire Stefano Sollima. Il quale, alla Mostra del Cinema di Venezia, dove la serie è stata presentata in anteprima, ha detto che il margine per lavorare ancora – anche in termini di scrittura esiste. Verosimilmente ci sarebbe già qualche idea all’attivo. Il regista, tuttavia, non si è sbilanciato.

Un ultimo tassello

Aspetta di capire quale potrebbe essere il momento giusto per rompere gli indugi su una serie che è una piccola gemma, pur essendo distante dalla tradizione cinematografica a cui Sollima (dati i suoi precedenti) ha abituato il pubblico. A maggior ragione servirebbe un ulteriore tassello per chiudere un cerchio intriso di mistero, curiosità e perfezione. Il Mostro ha saputo toccare la coscienza dello spettatore che, forse, aveva accantonato determinate situazioni (e altrettante cicatrici) con cui l’Italia – a partire dalla Toscana – si trova a fare i conti.




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