Il momento “no” del Catanzaro fra errori, stanchezza e sfortuna
Errori individuali e sterilità offensiva, giocatori un po’ appannati e anche un po’ di sfortuna. È il concorso di cause che spiega il Catanzaro in tono minore di questo periodo. Si può rimediare, come sempre, perché una squadra che prima della sosta aveva messo in fila cinque vittorie consecutive i valori non può non averli, solo che ora deve aggrappandosi a chi sta meglio: Pittarello e Liberali, per esempio, ma pure Petriccione e D’Alessandro.
Gli sbagli che hanno permesso al Sudtirol di segnare due gol da rimessa laterale sono stati evidenti. Soprattutto il secondo, con i tre difensori anticipati di testa o in velocità, ha fatto storcere il naso ad Aquilani. Ma si sapeva che gli altoatesini avrebbero fatto così, quindi è grave non averne pareggiato la reattività: è scarsa brillantezza atletica o solo appagamento mentale considerando la classifica sempre molto buona? Se il Catanzaro ha preso sette gol in quattro gare, davanti non è andato molto meglio avendo segnato solo due volte, con D’Alessandro a Venezia e Pittarello a Bolzano. Sabato i giallorossi hanno tirato 21 volte di cui 7 fra i pali, il portiere prima e un giocatore poi hanno murato Pittarello sulla linea, però non si fa torto a nessuno ricordando che in altre partite la squadra ha dato ben altra idea di pericolosità. Lo si fa, invece, a Iemmello accontentandosi di vederlo come regista aggiunto. Nulla da dire per il colpo di tacco che ha lanciato Liberali ponendo le basi per il momentaneo 1-1, ma il capitano sta accentuando la tendenza ad allontanarsi dall’area avversaria e in momenti del genere è un male: Pietro trascinava nelle difficoltà, deve tornare a farlo per non lasciare il peso del reparto quasi al solo Pittarello. I quattro gol del veneto sono il doppio dello scorso torneo, ma la sua caratteristica principale è lavorare per la squadra, non l’implacabilità dei bomber.
L’articolo completo è disponibile sull’edizione cartacea e digitale
Source link




