Salute

Il mio cancro è terminale

“Il mio cancro si è diffuso ed è diventato terminale, quindi purtroppo non giocherò più”. Così Cameron Suafoa, volto abbastanza noto del rugby neozelandese, ha annunciato il suo addio alla palla ovale a soli 27 anni. Suafoa si era già operato nel 2023 per rimuovere il tumore maligno (un raro sarcoma) e successivamente si era sottoposto a un ciclo di radioterapia per poi tornare in campo nel 2024 con i Blues, squadra di Auckland.

Nel 2025 il tumore è tornato in maniera molto più aggressiva, arrivando addirittura nella sua fase terminale, solo qualche mese dopo un secondo intervento in sala operatoria. Motivo per cui giovedì 2 aprile, Suafoa ha annunciato l’addio al rugby con un lungo video su Instagram: “Volevo darvi un piccolo aggiornamento sulla mia situazione. Ho deciso di smettere ufficialmente di giocare a rugby, di ritirarmi — ha spiegato in un video sui social —. Mi è stata data la brutta notizia che il mio cancro è diventato terminale. Quindi, purtroppo non giocherò più. Però, presto dovrò affrontare un’altra battaglia. Inizierò la chemioterapia nei prossimi giorni”.

Nel video diffuso sui social Suafoa ha ripercorso tutta la sua carriera, sin da quando ha capito che il rugby sarebbe diventato per lui un lavoro: “È stato surreale, un sogno che si è avverato. Nato e cresciuto ad Auckland, ho sempre tifato solo per i Blues e Warriors — ha proseguito —. Motivo per il quale speravo di giocare in una delle due. Sono stato fortunato a vestire la maglia dei Blues e a restare qui per qualche anno. Ho amato ogni singolo minuto: ambiente e unione, tutto quanto di questa società”.

Meno di un mese fa, il 16 marzo, il matrimonio con la moglie Britt. Suafoa ha proseguito parlando di tutti i ricordi più belli che il rugby gli ha lasciato, ma anche dei tanti successi ottenuti, fino poi al tumore e alla recente recidiva che l’ha costretto al ritiro: “Ho giocato le prime cinque partite della stagione, poi purtroppo ho dovuto subire una seconda operazione. È stata molto più importante di quanto mi aspettassi. Sono stato un po’ ingenuo sul tempo di recupero, volevo rientrare troppo in fretta. Mi hanno rimosso il tumore insieme a tre costole, hanno dovuto limare le vertebre spinali e poi mi hanno fuso la colonna”, ha rivelato.

Il rugbista neozelandese ha terminato spiegando: “Doveva durare tre-quattro ore, invece ne sono servite nove. Ero molto testardo durante la riabilitazione. Il rugby è stato tutto per me. È sicuramente il lavoro più bello del mondo. Non c’è nessun altro posto dove puoi stare con i tuoi colleghi, chiacchierare, uscire insieme, lavorare tutti per lo stesso obiettivo. È una famiglia. Mi mancherà tantissimo”.


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