Il ‘Mediterraneo che unisce’, evento dell’Accademia italiana di cucina al Cairo – Fiere e Eventi
Colori, sapori, convivialità
all’insegna del ‘Mediterraneo che unisce’: questo il titolo che
la delegazione egiziana dell’Accademia italiana della cucina ha
voluto dare alla sua ‘riunione conviviale’ di questo febbraio
che, tra le tensioni che attraversano la regione, risuona come
un memento di quello che può essere la vita nella pace e nel
dialogo, in una cucina che da sempre accomuna e non separa,
seppure con qualche variante, le sponde del mare Nostrum.
L’Accademia Italiana della Cucina è una prestigiosa
istituzione culturale fondata a Milano il 29 luglio 1953 dal
giornalista Orio Vergani insieme a un gruppo di illustri
esponenti della cultura e dell’industria tra cui Dino Buzzati e
Arnoldo Mondadori. Conta oggi oltre 300 delegazioni in Italia e
all’estero, che si prodigano nel tutelare le tradizioni
gastronomiche italiane e a promuoverne un futuro nel rispetto
del passato.
Quella del Cairo è una delle più recenti. “Dal 2016 sono un
orgoglioso membro dell’Accademia Italiana della Cucina,
contribuendo attivamente alle delegazioni di Pechino e di
Bruxelles – racconta il suo fondatore Massimo Acciarini -.
Quando, insieme alla mia famiglia, ci siamo trasferiti al Cairo,
ho cercato di unirmi alla delegazione egiziana, solo per
scoprire che non esisteva! Questa scoperta ha rappresentato
un’opportunità straordinaria per colmare un vuoto e condividere
la vera essenza della cucina italiana, libera da stereotipi
obsoleti e più radicata nelle nostre ricche tradizioni culinarie
storiche e contemporanee”. La scena della cucina italiana al
Cairo, infatti – racconta – “appariva piuttosto frammentata e
non pienamente riconosciuta. Incoraggiato dal nostro presidente,
Paolo Petroni, ho intrapreso l’iniziativa di stabilire la
presenza dell’Accademia in Egitto, e ho scoperto una comunità
ricettiva e appassionata, sia tra gli italiani locali che tra
gli egiziani amanti della nostra cucina”.
D’intesa con lo chef Valter Belli, executive chef dell’hotel
JW Marriott del Cairo, i ‘simposiarchi’ Rossella Fanelli e
Ascanio Caracciolo hanno selezionato per la cena di febbraio al
ristorante ‘Cucina’ un menu che non fosse semplicemente gustoso
ma anche significativo del tema proposto, quello del
Mediterraneo che unisce declinato con il tema internazionale
2026 dell’Accademia: la salatura e l’affumicatura dei pesci
nella cucina della tradizione regionale italiana, comune alle
altre sponde.
Ogni piatto è un viaggio nella cultura e nella storia: come
l’Amuse Bouche, citazione della prima nouvelle cuisine degli
anni ’70 ma anche discendente delle ‘gorgeries’ francesi del
‘500, servite come aperitivo prima dei banchetti per favorire la
socializzazione. Al Cairo, Belli lo ha interpretato con un
delizioso crostino di fegato di pollo con marmellata di cipolla.
A seguire, dei gamberi ‘fra diavolo’ olio aglio e peperoncino
con una lacrima di pesto accompagnati da una freschissima
insalatina. Ha un segreto nella leggera affumicatura il risotto
alla barbabietola con crema di parmigiano e capasanta saltata,
servito come primo piatto, seguito da un branzino in crema di
cavolfiore, tartufo, pomodori essiccati e crumble di pistacchio,
che impiatta un Mediterraneo che intreccia tradizioni costiere e
radici agricole millenarie.
Per finire, un tiramisù superclassico: pare che il nome sia
la quinta parola italiana più conosciuta al mondo e varie
leggende si intrecciano sulle sue origini. Grazie alle sue
ricerche, l’Accademia ha potuto accertare che, sebbene già nel
‘600 si servisse un dolce simile nelle corti toscane e in
seguito sia divenuto un dolce della tradizione soprattutto
veneta, il tiramisù ha una paternità garantita: sebbene servito
per la prima volta già nel 1959 in Friuli all’hotel Roma di
Tolmezzo, la sua fama aumentò notevolmente grazie allo chef
Roberto “Loli” Linguanotto del ristorante Le Beccherie di
Treviso che lo servì la prima volta nel 1970 con il nome che
sarebbe poi risuonato in tutto il mondo.
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