Il matrimonio è totalmente cambiato e anche cosa sapere, prima di sposarsi

di M.T.
Nel 2024 in Umbria si sono celebrati poco più di 2.200 matrimoni. Di questi, secondo gli ultimi dati Istat disponibili, circa il 63 per cento è stato celebrato con rito civile e poco più di un terzo con rito religioso cattolico. È una proporzione molto simile a quella nazionale, raccontata nei giorni scorsi da un approfondimento del Il Post, che ha analizzato come siano cambiati negli ultimi cinquant’anni i corsi prematrimoniali e il modo stesso di concepire il matrimonio.
In Umbria il calo dei matrimoni religiosi è evidente nel tempo. All’inizio degli anni Duemila le nozze celebrate in chiesa erano ancora la maggioranza. Nel 2004, per esempio, in regione si registrarono oltre 3.000 matrimoni, con una quota religiosa superiore al 60 per cento. Vent’anni dopo il numero complessivo si è ridotto di circa un terzo e la tendenza si è invertita: oggi è il rito civile a prevalere.
Il dato regionale si inserisce in un cambiamento più ampio. In Italia nel 2024, su circa 173 mila matrimoni, oltre il 61 per cento è stato celebrato solo con rito civile. Anche in Umbria la crescita del civile è costante da più di un decennio. Nel 2010 i matrimoni civili erano poco meno della metà; nel 2024 superano stabilmente il 60 per cento.
Questo significa che, anche in Umbria, la maggioranza delle coppie che si sposano non è tenuta a frequentare un corso prematrimoniale cattolico, obbligatorio invece per chi sceglie il rito religioso. Il corso è previsto dalle norme della Conferenza episcopale italiana fin dagli anni Settanta e viene organizzato nelle singole diocesi. Ogni diocesi organizza più cicli di incontri durante l’anno. In media si tratta di percorsi di sei-dieci appuntamenti, distribuiti su due o tre mesi, guidati da un sacerdote e spesso da una coppia di sposi.
Non esiste un dato pubblico regionale sul numero di coppie che ogni anno frequentano questi corsi. Si può però fare una stima di massima partendo dai matrimoni religiosi celebrati: nel 2024 in Umbria sono stati circa 800. Considerando che quasi tutte le coppie che scelgono il rito cattolico devono ottenere l’attestato di frequenza, il numero dei partecipanti ai corsi prematrimoniali si colloca intorno a questa cifra, con variazioni legate a rinvii o a coppie che si sposano fuori regione.
Parallelamente, cresce il numero di coppie che convivono prima del matrimonio. In Umbria, secondo l’ultimo censimento permanente Istat, le coppie non sposate sono più che raddoppiate negli ultimi vent’anni. Questo cambia profondamente il contesto in cui si inseriscono i corsi prematrimoniali: molte coppie arrivano al matrimonio dopo anni di convivenza, con figli già nati o con un’organizzazione economica consolidata.
Sul piano demografico, l’Umbria è una delle regioni più anziane d’Italia. L’età media al primo matrimonio supera i 33 anni per le donne e i 35 per gli uomini, in linea con la media nazionale ma in forte aumento rispetto agli anni Novanta, quando ci si sposava mediamente cinque o sei anni prima. Anche questo incide sul modo in cui si vive il percorso prematrimoniale: non più come passaggio verso la vita adulta, ma come scelta compiuta in una fase già matura della vita.
Per chi sceglie il rito civile, invece, in Umbria non esistono al momento percorsi strutturati di preparazione laica promossi a livello regionale o comunale, simili a quelli avviati in città come Milano. Le coppie che si sposano in municipio affrontano gli adempimenti burocratici – pubblicazioni, scelta del regime patrimoniale, eventuale separazione o comunione dei beni – senza un momento collettivo di confronto su aspetti giuridici o relazionali.
Eppure il matrimonio civile produce gli stessi effetti legali di quello religioso con effetti civili. In Umbria, come nel resto d’Italia, la scelta del regime patrimoniale incide su beni, debiti e responsabilità economiche della coppia. In caso di separazione o divorzio, le regole su affidamento dei figli, assegno di mantenimento e divisione dei beni sono identiche, indipendentemente dal rito scelto.
Il cambiamento nei numeri suggerisce che la domanda potenziale di percorsi di accompagnamento laici riguarda oggi la maggioranza delle coppie umbre che si sposano. Se oltre sei matrimoni su dieci sono civili, significa che ogni anno in regione più di 1.300 coppie arrivano al “sì” senza un percorso strutturato di preparazione, almeno sul piano istituzionale.
Resta poi il dato, altrettanto significativo, delle separazioni e dei divorzi. In Umbria ogni anno si registrano circa 1.000 separazioni e oltre 700 divorzi, numeri che negli ultimi quindici anni sono cresciuti in modo costante, anche per effetto dell’introduzione del divorzio breve. Il rapporto tra matrimoni celebrati e rotture legali mostra che il matrimonio è sempre meno frequente, ma non è scomparso come istituto centrale nella vita delle persone.
Il quadro umbro, dunque, ricalca quello nazionale descritto dal Post: meno matrimoni religiosi, più matrimoni civili, più convivenze e un’età media più alta al momento delle nozze. Con una differenza importante: in una regione piccola come l’Umbria, dove nel 2024 si sono celebrati poco più di duemila matrimoni in totale, ogni cambiamento numerico pesa molto di più in termini percentuali e sociali.
Il risultato è che i corsi prematrimoniali cattolici restano un passaggio obbligato per una minoranza significativa di coppie, ma non più per la maggioranza. E per chi sceglie il rito civile, che oggi rappresenta la scelta più diffusa anche in Umbria, non esiste ancora un’alternativa pubblica e strutturata che accompagni alla firma di un atto che ha conseguenze giuridiche, economiche e familiari molto rilevanti.
All’interno di questo quadro sta emergendo con sempre maggiore chiarezza anche il limite di percorsi di preparazione al matrimonio ancora diffusi in Italia. Gli esperti sottolineano che arrivare alle nozze senza una reale consapevolezza degli effetti giuridici e pratici del matrimonio espone le coppie a fragilità evitabili. Sarebbe fondamentale, per esempio, sapere in modo chiaro cosa comporta il matrimonio dal punto di vista legale, quali sono le differenze tra comunione e separazione dei beni, quali effetti producono queste scelte in caso di separazione, come funzionano l’affidamento dei figli e il mantenimento, e cosa cambia rispetto a una convivenza di fatto. Accanto agli aspetti giuridici, la preparazione dovrebbe aiutare le coppie a confrontarsi su nodi molto concreti della vita quotidiana: se e quando avere figli, come gestire il denaro e le decisioni economiche, che ruolo attribuire alle famiglie d’origine, come vivere la sessualità e affrontare eventuali asimmetrie di desiderio. Sul piano psicologico, numerosi studi indicano che la stabilità di una relazione non dipende dall’assenza di conflitti, ma dalla capacità di attraversarli in modo costruttivo.
Una parte di questi temi viene affrontata anche nei corsi prematrimoniali cattolici tradizionali, che in genere prevedono tra i sei e i dodici incontri distribuiti su alcuni mesi, guidati da un sacerdote e talvolta affiancati da coppie con maggiore esperienza. Tuttavia, molte coppie che oggi vi partecipano arrivano già da anni di convivenza e raccontano una certa distanza tra i contenuti proposti e la loro esperienza reale. In diversi casi l’impostazione viene percepita come anacronistica, perché costruita su un modello di coppia non ancora convivente, senza figli e con ruoli di genere definiti, mentre per molti il matrimonio non rappresenta più l’inizio della vita insieme ma un passaggio giuridico e simbolico successivo. La qualità di questi percorsi, inoltre, dipende molto dall’approccio del singolo sacerdote: alcuni includono contributi di consultori o professionisti laici per affrontare gli aspetti legali ed economici, altri tendono invece a concentrarsi quasi esclusivamente sulla dimensione religiosa del sacramento, lasciando sullo sfondo le questioni pratiche che oggi molte coppie considerano centrali prima di scegliere se e come sposarsi.
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