Il mare divora Portonovo, spazzata via la spiaggia a pochi giorni dalla riapertura degli stabilimenti
ANCONA Ci risiamo. Il mare si è mangiato Portonovo. Effetto dell’ultima mareggiata di giovedì notte che ha sferzato tutto il litorale marchigiano. Ma a Portonovo l’emergenza erosione si fa sempre più grave. «Il mare è entrato fin dentro il ristorante» racconta Federica Rubini, titolare insieme al fratello Edoardo del ristorante e stabilimento Da Emilia. «Noi, danni per fortuna non ne abbiamo avuti – sospira il ristoratore Marcello Nicolini – ma la spiaggia è tutta sconquassata».
Il maltempo
La burrasca che si è abbattuta giovedì e venerdì sul versante Adriatico del centro Italia è arrivata proprio nel momento sbagliato. «Eravamo pronti per accogliere i primi clienti della nuova stagione – riprende Federica Rubini – a pochi giorni dall’apertura è arrivata la mareggiata. Non ci voleva proprio, abbiamo passato due giorni a rimettere tutto a posto. Ora siamo di nuovo pronti ad inaugurare la stagione 2026». I ristoranti Da Emilia e Il Molo daranno il via al servizio mercoledì, La Capannina ha tagliato il nastro ieri. Giacchetti e Marcello sono stati i primi, lanciando la stagione 2026 la scorsa settimana. Tutti gli altri arriveranno in scia lungo il weekend pasquale.
Le conseguenze
Fino a ieri il mare era ancora agitato. Le onde si abbattevano sugli arenili devastati della baia. «Bisognerà aspettare che si calmi per vedere che cosa si lascerà dietro» evidenzia Michele Giacchetti, titolare dell’omonimo stabilimento balneare. «Ancora è impossibile capire quanto arenile resterà dopo la mareggiata» rimarca. Ma nell’incertezza dello stato di salute della spiaggia di Portonovo, un dato è sicuro: «Bisogna proteggere la baia – lamenta Giacchetti – dalla Chiesetta verso Sirolo il mare si è portato via tutto». «Non tanto per i danni che possiamo avere noi alle nostre attività, seppure siamo un’economia importante – sottolinea Rubini – ma serve una tutela maggiore proprio per il bene ambientale Portonovo». «È il momento di fare un ragionamento serio» incalza Nicolini. Anche perché le mareggiate avvengono pure nel pieno della stagione. E in quel caso, come già successo in passato, i danni sono veramente ingenti.
Lo scenario
Sullo scenario delle possibili soluzioni, gli operatori della baia non vogliono entrare. «Non è il nostro lavoro – afferma Rubini – ma qualcosa bisogna fare». «Ero bambino, negli anni ‘70, e già sentivo parlare di scogliere al largo della baia – racconta Giacchetti – ma oltre alle parole non si è mai andati».
Giacchetti scova un ricordo negli angoli della sua memoria: «Mio zio Aroldo mi diceva: un giorno andrai a pescare su quegli scogli. Sono passati 50 anni, eccoci qua ancora a fare i conti con le mareggiate». «Serve davvero un rimedio a questo problema – riprende Nicolini – perché è vero che il bello di lavorare sul mare ha anche un risvolto meno agevole, ma qui ne va dell’esistenza stessa della baia».
Sul fronte delle imprese, gli operatori si sono già mossi da tempo per realizzare il tanto agognato arretramento degli stabilimenti. «Ci stiamo lavorando assieme al Comune, ma non è un lavoro semplice e tanto meno con un avvio a breve termine – spiega Nicolini – quindi serve un intervento immediato per la protezione della costa». Il coro degli operatori si leva forte e chiaro dalla baia e arriva a Palazzo del Popolo, dove il grido d’allarme scuote la stanza del sindaco ormai da tempo. Il problema dell’erosione della costa è tangibile, anche per effetto delle manifestazioni meteorologiche sempre più violente e impattanti. Sos Portonovo, qualcuno la salvi.



